domenica 20 ottobre 2013

Ustionando (ovvero le conseguenza di una caduta)

Giovanni e Giancarlo sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Alla seconda sosta
Al termine della fessura del 3° tiro
Tracciato della via
Torrione Pertusio - Grignetta
Parete S

Avevo un "conto aperto" con questa via. Era il 4 maggio, al secondo tiro, quando una presa si staccava regalandomi un voletto con annesso trauma alla caviglia che mi obbligava ad una pausa forzata di quattro mesi. Alla ripresa, tutto era più difficile. Non solo per l'ovvia mancanza di allenamento; era il mio atteggiamento mentale ad essere mutato: ogni presa mi appariva instabile, ogni passo sopra la protezione sorgente di una potenziale caduta che avrebbe determinato ulteriori e ancora maggiori mesi di inattività. In poche parole: molta più paura e insicurezza di prima.
Per esorcizzare il tutto, ieri sono tornato sul luogo del misfatto, non senza apprensione, e ho finito la via. Ne sono contento, ma non bariamo: è stata una sofferenza, ho arrampicato veramente da cane due tiri su tre, ossessionato dall'idea della caduta, esitando infinite volte quando la roccia non sembrava ottima (e nei primi due tiri questa sensazione la proverete parecchie volte) o quando mi trovavo a tu per tu con i passi obbligati. Quello che a maggio avevo salito senza problemi era diventato più duro, richiedeva un friend in più di assicurazione, mi gettava nello sconforto. Alla fine ho vinto i miei fantasmi, ma per quanto?
Accesso: dalla chiesetta dei Piani Resinelli si prende a destra restando bassi e si segue la strada costeggiando un serie infinita di villette (la domanda sorge spontanea ogni volta: solo il simbolo di speculazione edilizia o anche in odore d'abusivismo di decenni fa?) fino a prendere la Via alle Foppe. Si prosegue fino ad uno slargo dove si parcheggia e si segue il sentiero per il rifugio Rosalba. Si supera il bivio per la Punta Giulia, quello del sentiero dei morti, fino ad un altro bivio dove si sale verso destra (indicazioni). Aggirato un torrione e passato l'ultimo bivio per il Torrione Ratti si è in breve alla base della parete. Vicino allo spigolo di destra sale una traccia che porta all'attacco dello Spigolo MIR (scritta); proseguendo pochi metri a sinistra si giunge all'attacco della via. Chiodo con cordone visibile.
Relazione: via che sale a sinistra dello spigolo MIR, un po' ricercata in alcuni passaggi e con roccia non proprio ottima nei primi due tiri. Chiodatura a spit nei punti più impegnativi,  ma con diversi passaggi obbligati; utili friend piccoli e medi per integrare. Tutte le soste sono su due fittoni con catena ed anello di calata; la relazione originale degli apritori si trova qui. Come in altri casi, uso la scala francese per i tratti ben protetti a spit e quella UIAA per quelli più "alpinistici", anche se il risultato può essere un po' caotico.
1° tiro: la relazione originale suggerisce di spostarsi a destra in placca all'altezza del chiodo; soluzione ricercata e poco logica, a mio parere. Salire invece il diedrino a sinistra della placca (utile BD0.75 o BD1) per poi spostarsi a destra e salire per roccia più facile, ma dubbia, fino alla sosta; 25m, V+, IV, 1 spit, 1 chiodo.
2° tiro: salire la placchetta sopra la sosta e spostarsi sul pilastro di sinistra che si risale fino ad un piccolo tetto fessurato. Lo si vince e si attraversa una fascia di rocce malsicure (qui il punto che mi tradì) puntando ad una bella placca che si segue fino alla sosta; 40m, V, VI-, V, 5c, 5 spit, 4 chiodi. Non usate il chiodo dopo il tetto, ma passate più a destra sulla linea dello spit... fidatevi dell'esperienza personale.
3° tiro: salire una fessurina obliqua e raggiungere lo spit, attraversare a destra fino allo spigolino e risalirlo sfruttando la fessura (c'è anche una fessura sul suo lato destro che aiuta la progressione); spostarsi poi lievemente a sinistra e salire le placche lavorate di un pilastrino fino a congiungersi cogli ultimi metri del MIR; non fermarsi alla sosta appena sotto la vetta ma proseguire qualche metro fino alla cima; 55m, IV+, 6a (passo), V+, 5c, III+, 4 spit, 2 chiodi, 1 cordone in clessidra, 1 sosta intermedia. Tiro molto bello.
Discesa: possibile la calata in doppia sulla via, ma meglio proseguire per la cresta fino ad una roccia con buco; sulla destra si nota una traccia che scende ripida e riporta in breve al sentiero di partenza.

mercoledì 16 ottobre 2013

Diedro rosso

Sul 1° tiro
Sul 4° tiro
Su 5° tiro
Teo sul 5° tiro
Luca sul 5° tiro
Alla sesta sosta
Tracciato della via
Coste dell'Anglone - Valle del Sarca
Parete E

"Una via per chi ha già fatto tutto in Valle del Sarca", dice Matteo mentre raccogliamo il materiale all'uscita dalla via. Azzardo una difesa d'ufficio: "Però i due tiri centrali sono belli... e anche il primo non è male... a parte l'uscita" dico sapendo di non essere troppo convincente. La via che segna il mio ritorno in Sarca dopo circa 5 mesi è racchiusa in questo scambio di battute: se cercate una via continua su roccia perfetta avete decine o centinaia di altre scelte; se volete cimentarvi sulle "ultime nate" in Sarca (la via è del 2009) questa può essere una buona opzione.
Accesso: si parcheggia al campo sportivo di Dro (località Oltra) da dove già si vede il diedro rosso e si prende il sentiero tenendo la destra al primo bivio. All'altezza di una piccola gobba del sentiero si notano bolli blu sulla sinistra; qui si sale verso la parete e la si costeggia sulla destra con alcuni saliscendi fino ad identificare un cordone in clessidra (si vede nella prima foto) che marca l'inizio della via.
Relazione: la via sale con bella intuizione l'evidente diedro rosso che si vede dal parcheggio, o almeno una sua parte, ma per raggiungerlo regala un paio di tiri tra erba e roccia poco affidabile che fanno scemare le velleità alpinistiche, soprattutto se vi ritrovate praticamente in mezzo al fango come è capitato a noi. Protezioni ottime a spit sui tiri più duri, buone sul primo tiro, ma scarse su quelli più facili, dove è possibile usare friend per integrare. Ampia possibilità di assicurazione su alberi (e questo la dice lunga...).
Nota: i gradi in scala francese indicano i tiri con protezioni "sicure"; quelli in scala UIAA i tiri a carattere più "alpinistico".
1° tiro: salire puntando ad una pianta con cordone e spostarsi verso destra, iniziando un bel traverso sotto dei tetti. All'altezza del secondo chiodo (che ha un cordino bianco) si sale lo strapiombino (alzare i piedi a trovare una buona presa sulla destra) e ci si sposta verso destra su placca (roccia un po' dubbia) fino alla sosta in un vago canale; 35m, IV, V, V+, V, 5 cordoni in clessidre, 1 cordone su pianta, 4 chiodi (2 con cordini non molto affidabili). Sosta su due spit (uno con anello)
2° tiro: salire il canale tra roccia (poca) ed erba fino ad una placca sprotetta; salirla (più facile sul lato destro) e al suo termine spostarsi verso sinistra per una decina di metri su terreno facile, puntando alla parete. In corrispondenza di un vago pilastro appoggiato c'è la sosta; IV-, II, V, I, 45m, 2 cordoni su albero (uno con anello), 1 cordino in clessidra. Sosta su due spit.
3° tiro: Spostarsi a sinistra della sosta per rimontare una specie di diedro-canale appoggiato verso destra (roccia un po' dubbia) fino a giungere in vista del diedro rosso; 25m, IV-, 1 cordone in clessidra, 1 cordone su albero. Sosta su uno spit con anello.
4° tiro: seguire un'esile cengia che adduce alla base del bel diedro; risalirlo spostandosi poi sul suo lato destro fino alla sosta; 40m, V, 5c, 6 spit, 2 chiodi, due cordoni in clessidra. Sosta su 2 spit con anello e cordone.
5° tiro: salire in obliquo verso destra la bellissima placca lavorata dall'acqua fino a doppiare uno spigolino e raggiungere una cengia che si segue fino alla sosta; 30m, 5c, 6a (due passi), 5a, I, 6 spit, 1 chiodo con cordone. Sosta su 2 spit con anello e cordone.
6° tiro: salire un risalto e proseguire lungo la cengia fino alla sosta; 20m, III, I, 2 cordoni in clessidra, 1 chiodo. Sosta su 2 spit con anello e cordone.
7° tiro: superare il saltino sopra la sosta e salire il breve diedro sulla sinistra. Continuare a salire per rocce facili sempre tenendo la sinistra fino al termine delle difficoltà; V (passo), IV, III, 55m, 1 chiodo, due cordoni in clessidra. Sosta da attrezzare su alberi. Spezzare il tiro se le corde fanno troppo attrito.
Discesa: salire il pendio seguendo gli ometti fino ad incrociare una traccia più marcata che si segue verso sinistra e che porta al sentiero delle cavre (cartello), che si prende in discesa. Si giunge così sul percorso che costeggia la parete dell'Anglone. Da qui a sinistra si giunge in breve al bivio iniziale e al parcheggio.

Con un po' di lavoro e difficoltà ben superiori alle attuali si potrebbero - così ad occhio - aprire delle interessanti varianti nella parte alta che regalerebbero maggiore continuità, a scapito però dell'accessibilità, che resta comunque uno dei vantaggi di questo itinerario.

sabato 12 ottobre 2013

Un po' d'ordine sulla Presolana di Castione

La mia passione per la Presolana è soprattutto platonico-letteraria, nel senso che l'aspetto propriamente alpinistico è da relegare in secondo (o terzo, quarto,...) piano viste le ben poche vie che vi ho percorso. Invero anche sull'aspetto "letterario" ci sarebbe di che irridere il sottoscritto, ma posso accampar la scusa che il numero di libri e guide varie ed eventuali sull'argomento è piuttosto limitato e che i miei sproloqui non pretendono dignità letteraria, accontentandosi di assai meno lettori di quelli che si augurava Manzoni. Ma non divaghiamo: recentemente mi è capitato per le mani un libro sulla storia alpinistica della Presolana che mi ha spinto a tornare a compulsare un paio di riferimenti ormai classici, la guida CAI-TCI delle Prealpi comasche varesine bergamasche di Silvio Saglio [1] e Il massiccio della Presolana di Walter Tomasi [2], con l'aggiunta di qualche annata dell'annuario del CAI-BG (quello degli anni in cui valeva la pena leggerlo, ma questa è un'altra storia). Quanto segue è il risultato di questa... diciamola piccola ricerca per quanto riguarda la Presolana di Castione, che ha evidenziato qualche dimenticanza presente in [2]. È doveroso precisare che lo scopo di queste righe - a parte la soddisfazione della mia grafomania - non è tanto quello di evidenziare i (piccoli) difetti di [2] quanto di aggiungere un paio di dettagli a quella che resta ad oggi la guida migliore - seppur non aggiornata - delle salite classiche alla Presolana.
[1], pag. 243[1], pagg. 244-45
[2], pag. 19
[3], pagg. 125-26
[2], pag. 123
[4], pag. 74
Parete SO

Caccia o Longoni?
Qui a fianco è riportato un collage di tre pagine da [1] con la relazione di una salita alla parete SO della Presolana di Castione e il relativo schizzo (it. 148d; la colorazione in rosso è ovviamente "merito" mio). La descrizione lascia pochi dubbi su cosa sia indicato: Caccia e Piccardi aprono una via il 19/9/26, ma Saglio descrive un itinerario diverso, dovuto a Longoni, De Tisi, Parolari e Fedegari del 11/7/37 (fatemi sapere se la figura non fosse leggibile, che riporto la descrizione). Sono due itinerari vicini ma differenti oppure si tratta in sostanza di una variante alla prima salita? È difficile dirlo dalle descrizioni (quella di Caccia-Piccardi è veramente minimale), ma si direbbe che Saglio propenda per la prima ipotesi, visto che non accenna minimamente a varianti. Ciò nonostante, la salita di Longoni va nel dimenticatoio e [2] attribuisce lo stesso itinerario colla medesima descrizione (il n.6 della figura a pag. 19) alla salita del '26. Ma dove passa in realtà questo itinerario?

Le due vie di Pezzini e Clarari
Restiamo sulla fotografia della parete SO presente in [2] e già che ci siamo citiamo le vie riportate:
1) Barbisotti-pasini-Zanga (1977)
2) Pezzini-Clarari (1964)
3) Rota-Manganoni (1975)
4) Fassi-Rota-Spiranelli, "A Federico" (1980)
5) Basili-Fracassi (1939)
6) Caccia-Piccardi (Longoni et al.)
Ma tra la 2) e la 3) manca qualcosa. Il 7/8/1960 gli stessi Pezzini e Clarari con Conti e Piantoni avevano già salito la medesima parete per una via di 450m classificata di IV grado (ci sarà da fidarsi?). La descrizione si trova alle pagg. 125-26 dell'Annuario 1960 del CAI BG [3], qui riportate.

Parete NO

La via di Renzo Scandella
Fedeli al riferimento [2], osserviamo ora la parete NO a pag. 123. Le vie da 94 a 98 toccano la O della occidentale e non ci riguardano. Sulla NO della Presolana di Castione si ha invece:
99) Piantoni-R. e F. Belinghieri-Bettineschi-Tagliaferri, "Via Peloni" (1976)
100) Spiranelli-Rota-Moioli, "GAN" (1985)
101) Agazzi-Arrigoni (1970)
Anche qui manca qualcosa, citato invece in un accurato aggiornamento delle vie della Presolana pubblicato da Ercole Martina sull'annuario del CAI BG del 1958 [4] (ricordiamo che Martina pubblica anche, dieci anni dopo, un aggiornamento alla guida delle Orobie). A pag. 74 è indicato un itinerario (qui riportato ed evidenziato in rosso) aperto da Renzo Scandella e due compagni nel '53 o '54, con l'eloquente dicitura: mancano particolari. Da notare poi che nella stessa pagina Martina accenna poi ad una ripetizione dell'itinerario di Longoni sulla SO.

La Presolana non finisce di sorprendere!

Bibliografia
[1] S. Saglio, Prealpi comasche varesine bergamasche, CAI-TCI, Milano (1948)
[2] W. Tomasi, Il massiccio della Presolana, Montagnaviva, Bergamo (1987)
[3] Annuario 1960, CAI - Sezione Antonio Locatelli, Bergamo (1961)
[4] Annuario 1958, CAI - Sezione Antonio Locatelli, Bergamo (1959)

lunedì 7 ottobre 2013

Chianti classico DOC Riserva 1998 tenuta marchese Antinori

Vi è mai capitato di pensare a come i gusti cambino nel tempo? Prendete un qualunque ambito, dall'enogastronomia all'arte, alla musica ai film... e perché no, alle persone (senza che queste si sentano considerate alla stregua di oggetti di consumo o di "fruizione", per carità...) e pensate a cosa apprezzavate maggiormente un po' di tempo fa e cosa vi piace oggi, a cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale; l'esercizio potrebbe essere interessante.
Nel caso del vino (non mi sembra il caso di discettare in questo post di cosa io ricerchi nel genere femminile o in una via alpinistica...) mi ritrovo certamente ad apprezzare meno certe bottiglie "ad effetto", i concentrati più o meno marmellatosi o "dopati" dalla barrique, a vantaggio di prodotti più "tradizionali" o, se vogliamo, "semplici", pur con tutta l'ambiguità che questi termini si portano dietro. E i miei acquisti si sono modificati in tal senso.
Più o meno è stato questo il mio pensiero quando ho tolto dalla cantina un paio di bottiglie del '98, tra cui questo Chianti riserva, comprate circa una decina di anni fa e lasciate poi ad invecchiare un poco più del dovuto, per portarle in dote ad un invito a pranzo (mi servono decisamente più inviti a desinare, sì da avere più scuse per il "ricambio" della cantina!). Intendiamoci, il vino è stato piacevole e - considerato il suo invecchiamento - assai migliore di quel che mi aspettavo. Certo, sarebbe stata necessaria una decantazione più lunga, ma il vino regala belle note speziate a contorno di frutti rossi con riflessi "cioccolatosi" e terrosi, e l'ho trovato molto più interessante di un'annata simile che avevo aperto poco dopo l'acquisto (effetto dell'affinamento in bottiglia, della mia mancanza di memoria o probabilmente di entrambe).

Tutto bene quindi. Dov'è il problema, allora?

Il problema non c'è, o forse è un problema mio o del mio rapporto col Chianti o col Sangiovese in barrique; fatto sta che non riesco ad identificare del tutto questo vino, ad attribuirgli una connotazione specifica di territorio (senza volermela tirare; sono solo impressioni di un dilettante)... insomma, è un buon vino, è migliore di quello che ricordavo, non lo si può certo definire un "concentrato marmellatoso"... ma mi è mancato qualcosa. Sarà l'età che avanza...

giovedì 3 ottobre 2013

Giovane Italia e Normale

Sul 2° tiro della Giovane Italia

Sul 3° tiro della Giovane Italia

Tracciato della via Giovane Italia

Sulla Normale

Callisto sbuca sulla vetta insolitamente affollata

Tracciato della Normale
Punta Giulia - Grignetta
Pareti SO e NE


Le previsioni meteo non proprio incoraggianti dello scorso sabato (la nebbia ci terrà compagnia tutta la giornata) sconsigliano di avventurarsi troppo lontano e mi riportano alla mente la Punta Giulia della Grignetta, con le due vie che avevo salito un numero di anni fa sufficiente a non farmi ricordare nemmeno se avessi fatto "il cliente" o se avessi dato un minimo contributo a "portar su la corda" oltre il sentiero. Vie brevi su roccia buona tranne che in un paio di punti della Giovane Italia dove pare poco raccomandabile, con chiodatura a fittoni "essenziale" integrata da chiodi, le vie richiedono comunque un minimo di esperienza alpinistica e non sono mai banali. Il posto è abbastanza isolato ed è raro trovare gente sulle vie, il che costituisce un altro vantaggio se non amate arrampicare tra la folla - ovviamente noi abbiamo trovato una cordata sulla Normale, ma non facciamo testo.
Accesso: alla fine del parcheggio dei piani Resinelli (presso la chiesetta) si prende a destra tenendo subito in piano a sinistra. Si segue la via (che diventa via dei Ram) superando l'Alveare della mitica APE fino all'imbocco della via alle Foppe dove si parcheggia (in alternativa si prosegue per lo sterrato fino ad uno spiazzo dove si parcheggia). Da qui parte il sentiero n.9 (delle Foppe) che si segue fino ad un bivio con indicazione per Punta Giulia e per i torrioni Costanza e Mongolfiera. Si sale quindi verso destra, si risale un tratto di canale e si giunge al bivio Punta Giulia/Costanza (indicazioni). Da qui in breve al cospetto dello spigolo SO della Punta Giulia. Una traccia verso destra porta ad un albero dove parte la Giovane Italia. Fittone e chiodo vecchio di sosta.
Relazione Giovane Italia: via interessante che regala qualche passaggio atletico in bella esposizione e qualche punto dove i dubbi sulla qualità della roccia accompagnati dalla chiodatura in gran parte tradizionale fanno capire che è meglio non sottovalutare la salita nonostante i gradi non elevati. Sostanzialmente inutili le protezioni veloci.
1° tiro: salire la placca erbosa in corrispondenza dello spigolo fino ad un muretto con roccia dall'apparenza dubbia, superarlo e spostarsi poco dopo sulla destra, uscendo su un ripiano. Da qui un paio di gradoni erbosi portano alla sosta; 20m, III, V+ (passo), IV, III, 2 fittoni, 4 chiodi. Sosta su due fittoni.
2° tiro: a sinistra della sosta (roccia giallastra un po' infida) a prendere un maniglione che prelude ad una bella fessura che si risale uscendo poi verso sinistra fino a doppiare lo spigolo e fermarsi subito dopo su un vago terrazzino; 15m, V (uno o due passi), IV+, 2 fittoni 3 chiodi (uno con cordino, uno con anellone). Un altro fittone sopra la sosta è sostanzialmente inutile; un chiodo si vede sopra la sosta a destra, forse un tentativo non riuscito. Al solito, se qualcuno ha notizie gliene sarei grato. Sosta su due fittoni.
3° tiro: salire a sinistra della sosta fino allo spigolo, passare sul lato destro attraversando fino ad una vaga fessura, risalire lo strapiombino fino a placche appoggiate che portano alla sosta sullo spigolo poco sotto la vetta; 20m, IV, IV+/V-, III+, 2 chiodi, 2 fittoni, 1 cordone in clessidra. Sosta su cordoni in clessidra e maglia-rapida.
Discesa: da qui si potrebbe salire gli ultimi metri e calarsi dalla cima, oppure attraversare e calarsi dalla normale. Noi, accertato il buono stato dei cordini, ci siamo calati direttamente dalla terza sosta sul lato O. Una calata di circa 45m porta direttamente a terra a poca distanza dalla partenza - attenzione agli alberi! Da qui si risale per pochi metri il sentiero fino al colletto dove parte la Normale. Fittone di sosta alla base.
Relazione Normale: più tranquilla della precedente, ma con un passaggio non del tutto banale sul secondo tiro. Visto che il percorso è diritto è possibile risolvere tutto con un tiro di corda (sullo schema ho lasciato indicato le soste per chi volesse spezzare la salita). Utili friend se si vuole uscire per la variante diretta sopra la sosta. Roccia buona tranne un paio di prese all'altezza del passo.chiave (e te pareva!).
1° tiro: salire l'avancorpo e spostarsi verso destra in una specie di diedro-camino un po' erboso, superare un paio di muretti e giungere alla prima sosta. Da qui lievemente a sinistra e poi a destra a salire una placca verticale (passo-chiave) che conduce alla seconda sosta su terrazza. La via andrebbe ora a sinistra su facile placchetta, ma conviene salire dritti per la bella fessura sopra la sosta (sprotetta, ma con una clessidra alla base e facilmente addomesticabile da uno o due friend), uscendo un poco a destra sullo spigolo fino alla vetta. 40m, III, IV, IV+, V-, IV, 2 fittoni, 4 chiodi, 2 soste, 1 chiodo inutile al 1° tiro. Sosta su cordoni e cavo metallico con maglia-rapida.
Discesa: basta una sola calata, ma state molto attenti al rischio di incastrare le corde durante il recupero. Meglio spezzare la discesa in due alla prima o seconda sosta.

martedì 1 ottobre 2013

Avanzini-Rossa

Partenza del 2° tiro

Alla seconda sosta

Callisto alla terza sosta

Sul 4° tiro
Rocca di Perti
Parete NE


Dopo il Bric Pianarella, la parete che ho più frequentato a Finale è certamente Perti, ed è lì che ci dirigiamo nel nostro secondo giorno di permanenza a Finale, complice l'idea di fare una vietta breve per poi stravaccarsi in spiaggia a godersi l'ultimo bagno dell'anno. Tra le vie di Perti-nord la Avanzini-Rossa è una delle poche che ha preservato un carattere tradizionale su gradi non eccessivi, con il vantaggio di essere decisamente poco frequentata, come testimoniano i tratti erbosi che disturbano un poco la progressione. Una bella alternativa alle vie più conosciute di Finale.
Accesso: dal casello autostradale di Finale Ligure si scende verso Finalborgo e si risale verso Calice Ligure. Poco prima di passare il viadotto dell'autostrada si prende una deviazione a destra che porta a Perti (scusate il calembour) - cartello "Osteria di Castel Gavone" visibile; c'è anche un cartello turistico "Perti - zona monumentale", ma è visibile solo per chi arriva nell'altra direzione (geniale!). La strada conduce in breve alla chiesa di S. Eusebio, che prima o poi riuscirò a visitare, soprattutto per la sua parte romanica. Si prosegue (sì lo so, c'è un cartello di divieto di accesso) fino in fondo alla strada dove c'è qualche posto per parcheggiare - altri posti sono disponibili ai bordi della strada poco prima. Si prende un sentiero sulla sinistra della strada che conduce in cima alla Rocca, si ignora un primo sentiero che sale ripido verso destra e si prosegue fino al secondo bivio, dove si prende il sentiero di destra che procede in piano. Poco dopo il sentiero sale lievemente e si prende a sinistra ad un bivio (si intravede già la parete), giungendo subito all'altezza della via Vecchie Beline. Una decina di metri a sinistra parte la Avanzini-Rossa (scritta alla base).
Relazione: via di stampo alpinistico non riattrezzata in chiave sportiva, a parte un paio di spit sul 2° tiro e l'intero quarto tiro - in comune con Vecchie Beline - su cui è però possibile fare i puristi evitando i fittoni. Roccia ottima a parte qualche tratto facile un po' erboso e con due tiri molto belli; utili protezioni veloci per integrare il 2° tiro e cordini per allestire le soste.
1° tiro: salire un risalto spostandosi verso destra per salire poi a prendere un diedrino verso sinistra che si segue fino ad uscire su un terrazzo dove si sosta; 25m, IV+, VI-, V-, 1 chiodo, 3 cordoni in clessidra. Sosta da attrezzare su alberi.
2° tiro: a destra della sosta, poi salire a sinistra puntando alla base di un diedrino fessurato. Salire il diedro (verso la fine è utile spostarsi sulla sinistra dove c'è uno spit per poi rientrare a destra) e proseguire fino ad una terrazza dove si sosta; 25m, V-, VI, IV, 2 spit, 3 chiodi. Sosta da attrezzare su clessidre.
3° tiro: salire a destra della sosta su rocce facili fino ad una larga cengia; da qui spostarsi a destra per una decina di metri fino agli evidenti golfari di sosta; 30m, III+, III. Sosta su due golfari. Il problema qui è che questo tratto di cengia pare essere utilizzato dai gentlemen che frequentano la parete come cesso, costringendoci a spezzare il tiro in due e obbligando il mio socio a mettere delle protezioni aeree per... la corda, onde evitare che strisciasse! Se qualcuno pensa ancora che i climber siano rispettosi dell'ambiente in cui operano (sul resto già non avevo dubbi) vada pure a ricredersi.
4° tiro: per placca, poi per un vago diedro-fessura inclinato fino ad una larga fessura verticale. La si sale uscendo a sinistra, salendo poi più facilmente alla sosta; 20m, V, VI-, V, IV+, 5 spit, 3 chiodi, 1 cordone in clessidra. Sosta su due golfari. Il tiro è bellissimo, ed è un vero peccato che Vecchie Beline del 2003 sia andata ad infilarsi nella stessa fessura seguita da Avanzini e Rossa nel 1973. Per fortuna il materiale "tradizionale" è ancora lì; a voi la scelta.
5° tiro: salire verso destra per muretti e placche uscendo poi sulla sinistra; 25m, IV, IV+, IV. Sosta da attrezzare su albero.
Discesa: seguire la traccia che conduce in breve alla croce di vetta; da qui si prende il sentiero segnato con bolli rossi che riporta al parcheggio.