martedì 25 febbraio 2014

Bega

Matteo sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Sul 3° tiro
Matteo sul 6° tiro
Sul 7° tiro
Matteo sul 9° tiro
Tracciato della via (azzurro). Le altre sono: Nulla al caso (rosso),
Me te spleucco (arancio), e Patata bollente (verde).
Corma di Machaby
Parete S


Per una volta non sono stato io ad insistere per venire ad arrampicare qui. Anzi, a dirla tutta ero un po' scettico per via del rischio di trovare coda al rientro a causa degli sciatori domenicali, ma mi sono lasciato convincere senza troppa difficoltà; del resto, non finirò mai di decantare questo posto e il suo stile di arrampicata.
La via prescelta presentava sulla carta una buona alternanza di tiri impegnativi e facili; l'ideale per una salita tranquilla. In realtà buona parte delle relazioni che si trovano in giro sembrano assegnare i gradi discretamente a caso, regalandoci così una salita con un po' di "ingaggio" (il che ogni tanto non guasta).
Accesso: uscita Pont-San Martin dell'autostrada TO-AO, poi a sinistra verso il forte di Bard, superato il quale appare la Corma di Machaby. Parcheggiare nell'apposito spazio al cospetto della Corma in corrispondenza di una lieve curva a sinistra della strada. Salire il bel sentiero, attrezzato con corde fisse in alcuni tratti (meno che nell'unico punto dove sarebbero veramente utili, una placchetta spesso bagnata), fino alla parete in corrispondenza della targhetta della via Bucce d'arancia. Seguire la parete verso sinistra, superare gli attacchi di Nulla al caso e di Anchorage e proseguire in discesa fino alla canonica targhetta con il nome.
Relazione: via decisamente continua e piuttosto sostenuta (in stile-Paretone, placche e brevi muretti). Chiodatura a spit sicura ma non proprio generosa, che obbliga a discreti passi obbligati intorno al 6a; sui passi più duri però si trova sempre uno spit che riconcilia con il mondo. Percorso logico a parte l'uscita dove si converge su altri tracciati, ricercato in alcuni punti, con belle fessure invitanti tralasciate a favore di placche verticali. Roccia ottima come al solito.
Nota: il numero delle protezioni è da prendere con un po' di tolleranza; diciamo ± 1 fix. In ogni caso dodici rinvii sono più che sufficienti. In un paio di punti possono essere utili friend medio-piccoli. Tutte le soste sono attrezzate con due spit, catena ed anello di calata.
1° tiro: salire la placca fino alla terrazza erbosa. 30m, 5a; otto fix.
2° tiro: comincia il bello con i due tiri-chiave. Inizio su bel muretto verticale, poi spostamento a sinistra e ancora in verticale a superare un piccolo tetto o sporgenza. Continuare poi fino alla sosta. 25m, 6a; nove fix.
3° tiro: Io ho trovato ostico il passo iniziale su prese svasate, poi si prosegue più facilmente (ma non troppo) su muro, vago diedrino e placca finale. 30m, 6b; dieci fix.
4° tiro: si supera l'ultimo tratto in placca e si prosegue su terreno erboso (ignorare la sosta) fino a riportarsi sotto la parete. 45m, 4c; due fix + 1 sosta intermedia.
5° tiro: passo iniziale in fessura (c'è un fix nascosto da un ciuffo d'erba) poi placca più facile da cui si esce a sinistra doppiando uno spigolino arrotondato. 20m, 5c (forse passo iniziale di 6a); sei fix.
6° tiro: salire tendendo lievemente a destra, poi spostarsi più decisamente e risalire una placca con minori difficoltà. 30m, 6a (passi); otto-nove fix.
7° tiro: ancora su muretti verticali, poi spostamento a destra e da lì ancora verso destra, più facilmente, alla sosta. 25m, 6a (passi); 8-9 fix.
8° tiro: salire ancora in verticale fin sotto un piccolo tetto da cui si esce spostandosi un poco verso sinistra con un passo delicato, poi più facilmente fino alla sosta. 30m, passo di 6a o 6a+; otto-nove fix.
9° tiro: salire nel vago canale e uscire verso destra (singolo passo delicato), poi placche più facili fino alla sosta. 30m, 5b, forse passo di 5c; sei fix.
10° tiro: salire per placche e risalti fino alla fine degli spit dove convergono un po' di vie; da qui io mi sono spostato a sinistra fino alla sosta. 35m, 5a; otto fix.
11° tiro: si vedono un paio di linee di fix; salire sulla destra e poi per rocce non difficili fino alla sommità, proseguendo fino agli alberi dove si allestisce una sosta. 40m, 4c; cinque fix.
Discesa: evitare la calata in corda doppia e seguire il sentiero che piega a destra e porta verso il borgo di Machaby. Attraversare il borgo e tenere la destra fino ad andare a prendere un sentiero che si dirige verso destra in direzione della Corma. Qui parte un sentiero attrezzato che si ricongiunge a quello utilizzato nella salita. In alternativa si può seguire la strada del Santuario, più lunga ma più comoda. C'è anche un terzo sentiero che scende sul lato sinistro della Corma, ma ne parliamo un'altra volta.

domenica 16 febbraio 2014

Raffaella

Giancarlo sul 2° tiro
Sulle lame del 3° tiro
Giancarlo sul 3° tiro
All'inizio del 5° tiro
Giancarlo sulla cengia del 5° tiro
Sul 6° tiro
Tracciato della via
Pian della Paia - Valle del Sarca
Parete E

"Diego, ma come hai fatto a dare cinque stelle a questa via?" chiedo all'autore delle guide ormai riferimento obbligato per la Valle del Sarca, mentre aspetto panino e birra che suggelleranno la salita. Lui la butta sardonicamente sul filosofico, con noi che lo ascoltiamo tra lo scettico e il divertito: "Ma la bellezza di una via... non è data dalla qualità della roccia... ma dalla soddisfazione che si prova ad averla percorsa...". Chiaro? Se la motivazione vi convince, avventuratevi pure su questa via; in caso contrario potrete dirottare le vostre attenzioni su percorsi più tranquilli e proficui. La nostra intenzione originale, in effetti, era di salire la via adiacente, ma le abbondanti tracce di bagnato ci hanno fatto cambiare idea; resta il dubbio se sia stata o meno una buona idea.
Accesso: si raggiunge il mai abbastanza vituperato "crossodromo" posto tra Dro e Pietramurata e si parcheggia a lato dell'hotel Ciclamino. Qui abbiamo purtroppo dovuto constatare che sono in corso lavori - probabilmente di ampliamento - della suddetta sciagura a danno del campo da golf. Ora, non che io abbia particolare considerazione dei giocatori di golf, ma riconosco loro il grande pregio di starsene in silenzio e di operare nel verde, mentre coloro che si rintronano tra il fango e gli scossoni del seggiolone hanno come scopo primigenio la generazione di rumore e la devastazione dell'ambiente; da qui il mio disappunto. Ma torniamo a noi: dal parcheggio bisognerebbe proseguire diritti a prendere il sentiero che passa poco più avanti, appena oltre l'orrore, ma quando i lavori saranno terminati è fortemente probabile che si debba fare un largo giro sulla sinistra (fatemi sapere). Raggiunto il sentiero lo si segue fino ad un primo bivio, dove sulla sinistra si nota un albero con bollo rosso e un sentiero che sale; lo si prende fino a sbucare sulla strada sterrata che si segue verso sinistra fino al tornante. Qui si segue una traccia (ometto) dapprima in leggera discesa che conduce verso la parete e che si esaurisce nei pressi di un canale. Si sale ora senza un percorso obbligato giungendo al sentiero che costeggia la parete. All'altezza dello sbocco del canale, tra due avancorpi, c'è l'attacco della via (visibili un cordone un po' vecchiotto e avanzi di cavo metallico).
Relazione: via di stampo decisamente classico con pochissime protezioni, su gradi non difficili ma su roccia tutt'altro che ottima ed infestata dalla vegetazione; consigliata ad amanti della precarietà. Portare friend fino al 3BD se volete evitare noiosi run-out sulle lame del terzo tiro, che saranno anche facili, ma, insomma... Evitare di percorrerla, come abbiam fatto noi, dopo periodi di pioggia: le scarpette si imbrattano affratellandovi a color che si crogiolano rumorosamente nel fango sotto di voi, oltre a compromettere la stabilità (e non so quale delle due opzioni sia peggio). Molto difficili le comunicazioni tra i compagni di cordata per via del fracasso.
1° tiro: salire il breve camino e continuare tra terra ed alberi fino quasi in cima al pilastro; 20m, IV, III. Sosta su alberello e cordone poco affidabili (rinforzare!) oppure da allestire sugli alberi poco prima
2° tiro: raggiungere la cima del pilastro (chiodo con maglia-rapida), superarlo e scendere, attraversando poi verso destra fino ad un'evidente lama che si risale, proseguendo poi tra la vegetazione fino a superare (o aggirare) un pulpitino, oltre il quale vi è la sosta; 30m, VI+, V, III, 3 chiodi, 1 chiodo con maglia-rapida, 1 chiodo con cordino. Sosta su uno spit
3° tiro: salire le belle lame sopra la sosta spostandosi poi lievemente a sinistra a prendere il diedro con roccia un po' dubbia ed erbosa; 30m, V, V+. Sosta verso la fine del diedro su albero con cordoni (marci)
4° tiro: proseguire per il diedro, più facile, fino ad uscire sulla sinistra; superare un primo albero e puntare al secondo un poco più a sinistra dove c'è la sosta; 15m, V-, III, 1 chiodo. Sosta su albero con fettucce
5° tiro: Salire lievemente a destra a prendere una specie di larga fessura (erbosa) che si risale verso sinistra per poi uscirne a sinistra a risalire un breve muretto che adduce ad una cengia esposta (ed erbosa) che si segue (ancora verso sinistra) fino all'albero di sosta; 30m, IV, V, 1 chiodo; sosta da attrezzare su albero
6° tiro: a destra della sosta con traverso delicato a salire un'esile e bella fessura ben chiodata e con roccia buona (miracolo!). Sopra questo tratto io mi sono spostato verso destra perché la roccia ridiventa precaria e sono poi risalito per lame e muretti fino agli alberi del pianoro sommitale (non ho trovato roccia migliore, ma forse più facile); 30m, VI, IV, 4 chiodi (uno con cordino); sosta da attrezzare su albero
Discesa: seguire il sentiero verso destra; questo piega poi verso l'interno e si riporta sullo sterrato. Poco oltre si nota sulla destra un sentiero con un bollo bianco-rosso su un albero. Seguirlo per abbreviare la lunga strada sterrata riprendendo poi il sentiero iniziale o uno dei tanti sentieri che riportano nei pressi del crossodromo; anche qui, i sentieri sono interrotti dai lavori e si guadagna il parcheggio in un modo o nell'altro.

domenica 9 febbraio 2014

Torta al cioccolato con frutta secca e disidratata

Fig.1

Fig.2

Fig.3

Fig.4 (vabbè, la glassatura non è il mio forte...)
Visto che quest'inverno sta facendo mancare il freddo ma non le giornate di pioggia, è d'uopo dedicarsi ad attività più "casalinghe", tra le quali figurano i miei pasticci di aspirante... pasticcione in cucina! L'ultima volta mi sono cimentato con una torta con frutta disidratata e l'immancabile cioccolato, che ha il vantaggio di perdonare molti errori. Nella mia prima realizzazione ho bellamente sbagliato la dose del burro (sì, lo so che basta leggere la ricetta; no, la bilancia non era rotta...) e la torta si sbriciolava al solo guardarla; al secondo tentativo mi imposi una precisione svizzera, non volendo persistere in questa perniciosa tecnica di apprendimento delle funzioni dei singoli ingredienti. Il risultato è una torta decisamente "ricca" e calorica (basta guardare la lista degli ingredienti...), ottima per il post-arrampicata (ma anche il mentre e il pre...) e i pomeriggi invernali. La dose (e ovviamente il tipo) di frutta disidratata possono essere modificati senza patemi; io ne ho usata un bel po' di più di quanto indicato, con grande soddisfazione.

Ingredienti:
  • cioccolato fondente 75%: 400 g
  • burro: 190 g
  • zucchero biondo di canna: 125 g
  • farina integrale: 125 g
  • yogurt greco: 50 g
  • mascarpone: 50 g
  • panna: 30 g
  • uova: 3
  • cacao: 2 cucchiai
  • frutta secca mista sgusciata (anacardi, mandorle, nocciole, pinoli,...): 200 g
  • uva passa: 50 g
  • frutta disidratata:
    • mirtilli rossi: 100 g
    • ananas: 70 g
    • papaja: 50 g
    • zenzero: 50 g



Preparazione:
  • Preparate la frutta secca tritata a pezzi e fate a pezzetti la frutta disidratata (evitate per i mirtilli e l'uvetta, ovviamente)
  • Montate 150 g di burro ben morbido con lo zucchero fino ad ottenere una specie di composto omogeneo (si fa per dire; Fig.1); non impazzite a farlo diventare "spuma"
  • Unite mascarpone e yogurt
  • Fate a pezzetti 250 g di cioccolato e fatelo fondere a bagnomaria in un pentolino
  • Mentre il cioccolato fonde (tenetelo d'occhio), unite i tuorli delle uova e la farina al composto (Fig.2)
  • Unite il cioccolato, poi il cacao e il rum
  • Montate a neve gli albumi, aggiungete un pizzico di sale e uniteli al tutto
  • Aggiungete la frutta secca e quella disidratata
  • Versate il tutto in una tortiera (Fig.3)
  • Infornate a 165 °C per 75'
  • Poco prima di sfornare, o subito dopo, fondete il cioccolato rimasto insieme a 40 g di burro e alla panna
  • Ricoprite la torta con la glassa
Come si vede dal risultato, la tiratura della glassa non è proprio professionale. Come diavolo bisogna fare per ottenere un risultato decentemente uniforme?