domenica 27 aprile 2014

Leo Cerruti

Matteo sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Matteo sul 2° tiro
Matteo in incastro nel camino del 4° tiro
In cima al Torrione.
Tracciato della via (arancione). In rosso la via Ustionando.
Torrione Pertusio - Grignetta
Parete SO


Ormai in Grignetta ho percorso quasi tutte le vie che il mio livello da alpinista in erba consente, il che mi porta (invero in buona compagnia) a tramestar guide ormai dimenticate a caccia di itinerari ancor più negletti; il tutto per evitar di calcar troppo spesso tracce già percorse. È così che salta fuori questa Leo Cerruti al Pertusio (del 1973), che compare nelle guide un po' datate, ad es. Cima, Porta-Morandin e Pesci (CAI-TCI), mentre è solo citata nella guida Corti e non è stata inclusa nel progetto di riattrezzatura. Si va quindi un po' all'avventura, seppur le difficoltà dichiarate non siano estreme. Alla fine ne è uscita una salita non senza soddisfazione, ma che non mi sentirei di consigliare ai ripetitori... a meno che non siano agli "sgoccioli" come noi!
Accesso: dalla chiesetta dei Piani Resinelli si prende a destra restando bassi e si segue la strada che discende costeggiando un serie infinita di villette, superando un paio di vaghi tonanti e giungendo all'incrocio con la Via alle Foppe dove si parcheggia (ora c'è un divieto di accesso). Si prosegue lungo lo sterrato seguendo le indicazioni per il rifugio Rosalba. Si supera il canalone Valsecchi, il bivio per la Punta Giulia, quello del sentiero dei morti, fino ad un altro bivio dove si sale verso destra (indicazioni). Aggirato un torrione e passato l'ultimo bivio per il Torrione Ratti si è in breve alla base della parete. Vicino allo spigolo di destra sale una traccia che porta all'attacco dello Spigolo MIR (scritta); da qui ci si sposta verso sinistra superando l'attacco di Ustionando e doppiando uno spigolino fino a giungere alla base del caratteristico diedro dove partono le vie Renata (fittoni) e Panta Rei (spit). Qui attacca la Leo Cerruti.
Relazione: via con gradi affrontabili senza patemi sulla carta, ma che si svolge solo per un breve tratto del 2° tiro (e per il tratto-chiave del 4°) su roccia buona; per il resto la roccia si potrebbe definire discreta e con diversi punti in cui è necessario fare attenzione. Noi abbiamo scaraventato svariato pietrame nel canalino, ma ripulire la via comporterebbe la demolizione del torrione. Chiodatura essenziale.
Nota: le relazioni disponibili nelle guide sopracitate sono un po' vaghe in alcuni dettagli del percorso, soprattutto per quanto riguarda il 4° tiro. La nostra soluzione sembra la più logica, ma suggerimenti di altre varianti sono ben accette.
1° tiro: salire pochi metri nel diedro della via Renata (fino al primo fittone) indi spostarsi a sinistra e risalire la fessura obliqua superando una sosta a spit e proseguendo fino alla sosta vicino ad un alberello; 25m, IV+; 1 sosta a spit, 1 chiodo - possibile usare il primo fittone della via Renata. Sosta su due chiodi con cordone e maglia-rapida.
2° tiro: superare il saltino sopra la sosta e salire nel largo camino (attenzione ad un grosso masso incastrato) per spostarsi poco dopo verso sinistra a salire lungo lo spigolo fino ad un alberello; qui si traversa a destra per riportarsi nel camino, si supera un ultimo salto e si sosta; 35m, IV+; 2 chiodi, 1 sosta intermedia con 3 chiodi e cordoni. Sosta su spuntone con cordone e maglia-rapida. Nota: informazioni più recenti mi dicono che qualche asino ha pensato bene di portarsi via il maglia-rapida di sosta.
3° tiro: risalire la paretina alla sinistra della sosta e proseguire per rocce rotte fino ad una cengia; 25m, IV; 2 chiodi (uno poco visibile vicino a terra). Sosta su 2 chiodi.
4° tiro: salire il camino sopra la sosta, uscirne a sinistra e rientrare nel camino-canale, ora più largo. Risalirlo fino alla cima piegando poi a destra a prendere la sosta finale della via Renata; 60m, V+, IV+, V-; 1 chiodo. Sosta su due fittoni.

lunedì 21 aprile 2014

Vita di Carlo Dickens

di John Forster
Tipografia Editrice Lombarda, Milano, 1879

Non giunsi mai a comprendere come i miei genitori abbiano potuto gettarmi in tal modo in sì triste posizione; né come, dopo il nostro arrivo a Londra, fossi sceso a poco a poco ad una vita tanto servile e materiale, senza che nessuno avesse mai avuto abbastanza compassione di me, fanciullo d'ingegno pronto, intelligente, avido di studiare [...]. Il magazzino [...] era una vecchia e diroccata casa, [...] propriamente invasa dai topi. Le camere a tavolati, i pavimenti e le scale logori, i ratti grigi che brulicavano nelle cantine ed il suono acuto dei loro stridi che ci giungeva continuamente dalle scale (il tutto coronato da un immenso sudiciume) si presentano ancora visibilmente 'a miei occhi.
Mi sbaglierò, ma temo che Dickens non goda di particolar fama alle nostre latitudini, essendo considerato a metà tra uno scrittore di "romanzi per bambini" e di racconti di Natale: se vi trovate a Londra, provate infatti a dire che andate a visitare la casa-museo Dickens e sarete guardati dai nostri connazionali peggio che se proponeste il museo del calzino maleolente! Eppure lo scrittore è importantissimo, forse il maggiore dell'epoca vittoriana; il primo ad affrontare apertamente temi sociali e ad evidenziare le condizioni disumane di vita delle classi più povere del tempo.
John Forster fu grandissimo amico dello scrittore e la sua biografia - la prima su Dickens, pubblicata pochissimi anni dopo la sua morte nel 1870 - si basa sulla conoscenza diretta e sulle molte lettere della loro fitta corrispondenza. I brani di queste lettere sono forse la parte più interessante del libro, anche se a volte Forster pare riportarle con qualche "filtro": in esse Dickens rivela le sue opinioni su persone, paesi visitati, sui suoi romanzi ancora da scrivere e su quelli pubblicati, sulle relazioni cogli editori e col pubblico, chiedendo e tenendo in alta considerazione i pareri di Forster. Assai curiosa ad esempio la "passione" di Dickens per visitare le carceri dei numerosi paesi in cui si trovava, mentre costante è la preoccupazione "sociale" dello scrittore, legata in maniera piuttosto probabile all'esperienza diretta del lavoro minorile in una fabbrica di lucido da scarpe, fatto che fu rivelato da questa biografia per la prima volta. Certo, Forster scrive del suo grandissimo amico (e un po' anche di se stesso) con ammirevole dedizione, evidenziando sempre e soltanto le qualità artistiche e morali che lo avrebbero portato ad emergere come grande scrittore e uomo probo e sottacendo alcuni "particolari" non secondari della sua vita (la crisi del matrimonio, le relazioni extra-coniugali,...); ciononostante, molti sono gli spunti di riflessione che si possono trarre da questa lettura, dal ruolo del caso e delle virtù nel determinare il destino delle persone al rapporto di uno scrittore famosissimo con il pubblico dell'Ottocento.
La prima edizione italiana è basata sull'edizione inglese del 1875, con i capitoli raggruppati diversamente e mancante dell'Appendice contenente l'elenco degli scritti di Dickens, il suo testamento (curato dallo stesso avvocato Forster) e una lunga serie di note. La biografia è stata ristampata nel 2007 da REA (ove "Carlo" è ridiventato "Charles"); chi volesse invece cimentarsi con l'edizione inglese la può trovare ad es. qui.

sabato 19 aprile 2014

Apollo

Alessandro sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Sul 3° tiro
Alessandro sul 4° tiro
Sulla fessura del 5° tiro
Alessandro sul 6° tiro
Tracciato della via
Parete di Padaro
Parete SE


"Con un po’ di coraggio le fessure sono fantastiche e non superano il sesto grado". La chiosa degli apritori della via risuona nella testa mentre guardo la fessura del 5° tiro ed il cordone in clessidra che penzola troppo in alto. Inizio a salire, arrivo a circa un metro e mezzo dal cordone, poi un passo delicato mi blocca. Guardo in basso, misuro la distanza tra le aspirazioni e la realtà; il run-out e le rocce sottostanti mi fanno cambiare idea e ripercorro la fessura alla Dulfer in discesa. Imprecazioni irriferibili. Prendo coraggio, riparto, arrivo allo stesso punto, intuisco il movimento, ma non mi fido: ridiscendo per la seconda volta. Mi arrendo. Il mio giovane omonimo socio di cordata supererà la fessura in A1 lasciandomi la soddisfazione di passarla da secondo... e lasciandomi una discreta convinzione di aver fatto bene a non rischiare!
A fine via non ho potuto fare a meno di ripensare alla nostra cordata "da don Abbondio": Il coraggio uno non se lo può dare. Questa è Apollo, parete di Padaro.
Accesso: da Arco di Trento seguire per la frazione Padaro, superarla e proseguire fino ad un tornante verso sinistra oltre il quale si nota un piccolo parcheggio sulla sinistra in corrispondenza di una casa sulla destra. Parcheggiare e proseguire fino al tornante successivo, dove si segue una traccia verso sinistra. A destra al primo bivio e ancora a destra al secondo (indicazioni) fino a raggiungere l'attacco della via (scritta).
Relazione: via nel classico stile di Grill ad Arco, percorribile piuttosto tranquillamente e con chiodatura buona a parte il 5° tiro, che esula completamente dal resto come chiodatura e come difficoltà e continuità. Via abbastanza interessante con un bellissimo 3° tiro. Roccia buona tranne un paio di punti.
1° tiro: salire il muretto e portarsi sotto un secondo muro segnato da una fessura obliqua in alto. Un tratto in placca più facile conduce poi alla sosta; 40m, IV+, passo V-, VI (direi passo VI+), IV+; 6 cordoni in clessidra, 2 spit, 1 chiodo. Sosta su spit con anello e cordone su albero.
2° tiro: salire un vago spigolino pochi metri avanti la sosta, poi seguire una larga fessura verso destra ed uscire in placca a sinistra fino alla sosta; 30m, III, V-; 2 cordoni su pianta, 1 su masso incastrato. Sosta su 2 spit con anello.
3° tiro: salire la bellissima placca rugosa e spostarsi verso sinistra poco dopo lo spit. Proseguire in traverso fino ad un pilastrino lavorato dove si sale verticalmente ad una cengia che si attraversa verso sinistra fino alla sosta; 30m, V, passo di V+, VI-, V; 5 cordoni in clessidra, 2 spit. Sosta su 2 spit con anello.
4° tiro: proseguire lungo la cengia per poi alzarsi fino ad una zona di roccia dall'aspetto dubbio. Risalirla fino ad una rampa inclinata che conduce alla sosta; 30m, V+, VI, V; 4 cordoni in clessidra, 1 fettuccia incastrata, 1 spit. Sosta su spit con anello e cordone in clessidra.
5° tiro: salire lungo la fessura fino al cordone che ne marca un restringimento, ristabilirsi con passo non banale e spostarsi verso sinistra per poi continuare a seguire la fessura fino alla sosta; 25m, VI, VI+, uno/due passi di VII-, VI; 3 spit, 3 cordoni in clessidra. Sosta su due spit con anello.
6° tiro: salire un primo pulpitino e continuare nel diedro; all'uscita spostarsi verso destra ignorando la sosta, superare un grosso blocco e continuare verso destra fino a risalire un gradone di rocce rotte che mena alla sosta; 40m, VI, V; 4 spit, 1 sosta intermedia. Sosta su uno spit con anello.
7° tiro: superare il muretto sopra la sosta e proseguire su terreno facile fino alla cengia; poco a sinistra si trova la sosta; 30m, VI-, V, III; 1 chiodo, 1 spit, 7 cordoni in clessidra. Sosta su spit con anello e cordone in clessidra.
8° tiro: superare il breve strapiombo e spostarsi verso destra sotto il tetto fino a dove questo muore; salire indi alla sosta finale; 15m, VI-, IV+; 2 spit. Sosta su spit con anello e cordone in clessidra.
Discesa: seguire la traccia che conduce in breve ad un sentiero più marcato che si segue verso sinistra. Il sentiero si abbassa e porta ad una sosta da cui ci si cala (basta una corda singola).Si continua ancora a sinistra (faccia a monte) fino ad nuovo punto di calata. Con due discese in corda doppia (spettacolare la seconda nel vuoto) si raggiunge un avancorpo da cui in breve al secondo bivio del sentiero di accesso.

mercoledì 9 aprile 2014

Attraverso la friabilità

Luca sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Sul 4° tiro
Luca sul 5° tiro
Scrutando la via sul 6° tiro...
Sull'8° tiro
Tracciato della via
Coste dell'Anglone - Valle del Sarca
Parete E


Un mese pessimo dal punto di vista meteo, poi un paio di week-end dedicati alla falesia e ad un "tentativo" che poteva aver miglior sorte mi tengono lontano dalla Valle del Sarca. È quindi con una discreta voglia di concludere qualcosa che sabato ci avviciniamo alla "friabilità", invero non senza qualche dubbio per via del nome e dell'avvertimento degli apritori (qui la relazione originale) - avvertimento direi esagerato; la via si svolge sempre su roccia buona e solo in brevi tratti ci si deve preoccupare dell'onomastica. Certo, le viti metalliche (!!) inserite per tenere a bada un paio di blocchi vagabondi potrebbero indurre qualcuno a credere nell'esistenza di un Essere o Fortuna che abbia vegliato su chi salì la via per la prima volta, ma ora la situazione pare decisamente accettabile e la via si sale tranquillamente senza invocazioni metafisiche.
Accesso: si parcheggia a Ceniga e si attraversa il ponte (possibile parcheggiare anche qui, poco oltre sulla sinistra), seguendo la stradina verso destra. All'altezza di due panchine si segue una traccia che risale il ghiaione portandosi sotto la parete ed incrociando il sentiero che corre alla base. Si prosegue verso destra fin quando il sentiero non si abbassa bruscamente; lì è l'attacco e la scritta attraverso della (sic) friabilità.
Relazione: via di grado non elevato e un po' discontinua, con percorso facilmente individuabile e con buone protezioni (cordoni, chiodi e qualche spit) tranne che nei tiri più facili, dove possono essere utili un paio di friend. Due tiri (1° e 5°) richiedono un po' di continuità; il resto è tranquillo. Molto bello il traverso del 6° tiro. Tutte le soste sono su due spit (uno con anello) tranne ove indicato.
1° tiro: salire seguendo la fessura obliqua, superare un saltino e portarsi in placca. Dritti e subito a destra uscendo in sosta; 35m, VI continuo con un paio di passi di VI+; 4 cordoni (3 in clessidra, 1 incastrato in fessura), 3 chiodi, 1 cordino in clessidra.
2° tiro: a sinistra in facile traverso sotto i tetti, poi si risale in placca fino alla sosta; 20m, IV+, V, passo di V+; 2 spit, 2 cordoni (1 in clessidra, 1 su pianta), due chiodi.
3° tiro: salire in obliquo a destra della sosta (tratto dall'apparenza un po' friabile) fino ad uscire su una specie di terrazza da cui si rimonta un pilastrino fino alla sosta; 30m, V-, IV-; 4 cordoni (2 in clessidra, 2 incastrati).
4° tiro: sopra la sosta a puntare un evidente cuneo con cordino, poi a destra verso un vago diedro che si risale fino alla cengia alberata. Sulla parete, lievemente a destra, c'è la sosta; 35m, IV+, 1 cordino su cuneo, 2 chiodi.
5° tiro: in verticale sopra la sosta, poi spostarsi a destra per superare un tetto e risalire in sosta; 15m, V+, passo di 6a+ (6a se siete alti), VI; 3 spit (1 con cordone), 1 chiodo , 3 cordoni (2 in clessidra, 1 su pianta).
6° tiro: in bel traverso a sinistra sotto i tetti fino ad un cordone che "invita" a scendere leggermente. Si prosegue brevemente fino a dove il tetto muore e da qui si risale una bella lama fino ad una pianta dove si sosta; 25-30m, V+, 3 chiodi (uno con cordone), 2 cordoni in clessidra, 1 spit. Sosta su albero con cordone e maglia-rapida.
7° tiro: a sinistra della sosta a prendere un camino con massi incastrati (il primo non mi è sembrato molto stabile) che si risale fino ad una terrazza erbosa dove si sosta; 45m, IV+, 3 cordoni (1 su masso incastrato, 2 su pianta). Sosta su spit con anello e chiodo.
8° tiro: non proseguire lungo il canale ma salire un risalto e spostarsi a destra fin sotto il tetto. Superarlo e raggiungere la sosta appena sopra; 20m, VI-, passo di VI/VI+; 2 chiodi con cordone, 2 cordoni (1 su clessidra, 1 su pianta), 1 spit.
9° tiro: salire a destra della sosta e rimontare una bella placca fino al bosco sommitale; poco oltre c'è la sosta su un masso; 35-40m, V+ (passo), V, 5 cordoni in clessidra. Sosta su spit con anello.
Discesa: seguire la traccia addentrandosi nel bosco fino ad uscire su uno sterrato. Seguirlo verso sinistra fino al termine, proseguire su sentiero ("degli scaloni") che in una mezz'oretta riporta nelle vicinanze del ponte.