venerdì 27 giugno 2014

La bella addormentata + Silvy

Sul 1° tiro de La bella addormentata

Giancarlo all'inizio del 2° tiro de La bella addormentata
Giancarlo sul 1° tiro di Silvy
Tracciato della via Silvy. Ovviamente la foto non è
stata scattata lo stesso giorno della salita!
Zucco Pesciola
Parete S


Che la giornata non fosse delle migliori si era capito subito, arrivando al rifugio Lecco e scorgendo le cime del gruppo dei Campelli immerse nella nebbia, con buona pace delle previsioni meteo. L'idea di una salita "estiva" al sole evapora subitaneamente, l'abbigliamento si appesantisce e si continua. Fatichiamo un po' a trovare l'attacco nella nebbia, poi i rumori di una cordata ci indirizzano; saliamo la prima via e attacchiamo la seconda. Alla seconda sosta di Silvy tolgo la macchina fotografica per scattare una foto a Giancarlo che sta salendo. Sto per scattare, ma lui viene un po' avanti, io mi abbasso per recuperare un po' di corda e la macchina mi scivola dalla mano, prende due botte sulle rocce e sparisce inghiottita dalla nebbia. Attimo di sgomento seguito da amare considerazioni sull'intelligenza del sottoscritto e da aspre imprecazioni all'indirizzo delle potenze celesti. Terminiamo la via, poi rientrando lungo la ferrata mi calo recandomi nei pressi dell'attacco, scruto per un po' e riesco a recuperare il malconcio cadavere dell'apparecchio fotografico. Bilancio della giornata: ho trovato un vecchio friend, praticamente inutilizzabile o quasi, e distrutto una macchina fotografica; il saldo è tragicamente negativo!
A contorno del lutto restano due viette tutto sommato interessanti e raccomandabili, certamente meno frequentate delle vie sulla parete N dello Zucco Pesciola ed adatte per le mezze stagioni o per le giornate non troppo calde.
Nota: avendo percorso le vie immersi nella nebbia è possibile, anzi probabile, che mi sia perso qualcosa nelle relazioni; correzioni sono ben accette. Il percorso è comunque sempre logico, soprattutto se avete una visibilità maggiore di un paio di metri circa...
Accesso (La bella addormentata): raggiungere il rif. Lecco da Barzio (funivia) o da Ceresole di Valtorta, indi seguire verso destra (faccia al gruppo dei Campelli; indicazioni in loco) il sentiero degli stradini, che corre sul lato sud dello Zucco Pesciola ed è un po' rovinato dal recente inverno. Lo si segue fino a scorgere sulla sinistra le evidenti indicazioni per la ferrata e si prosegue fino a raggiungere, poco oltre, un canale che scende dalla parete S dello Zucco. Si risale il canale per qualche decina di metri fino ad un tratto "piano", lo si abbandona puntando alla parete di sinistra e ci si porta presso il suo estremo destro; qui è una scritta che segna l'attacco della via.
Relazione (La bella addormentata): via divertente su buona roccia (da controllare comunque qualche punto) che va a cercare un percorso interessante in mezzo a canali, cenge ed affini, ben protetta nei passi-chiave (le difficoltà sono solo singoli passi) e assai meno in quelli più facili; portare eventualmente protezioni veloci. Tutte le soste sono su due spit con cordone e maglia-rapida.
1° tiro: spostarsi un poco a sinistra della scritta fino ad identificarne una simile mezza cancellata (qualche metro sopra si vede un chiodo); da qui salire le placche a gradoni fino alla sosta (attenzione ad un "corno" instabile che rende delicato uno spostamento verso sinistra); 30m, 5b; 5 chiodi, 1 spit.
2° tiro: a destra della sosta a risalire uno stretto canale fino ad una cengia erbosa dove ci si sposta a destra a raggiungere la sosta; 30m, IV-, III; 1 chiodo.
3° tiro: salire la placca e superare un saltino raggiungendo una terrazza; proseguire per un diedro fino alla sosta; 25m, 5c; 2 spit.
4° tiro: risalire il pilastrino, spostarsi sullo spigolo e risalire fino ad una terrazza; tenersi un poco sulla destra e risalire un vago diedro giallastro fino alla sosta; 25m, 5a; 2 spit, 1 chiodo.
5° tiro: ancora per placche e muretto sopra la sosta fino alla fine delle difficoltà; 25m, 5a; 2 chiodi, 1 spit.
Discesa: in doppia dalla via, ma è consigliato continuare per la via seguente. In alternativa potete fare come il sottoscritto che dopo aver recuperato i resti della macchina fotografica è sceso lungo il canale di sinistra (faccia a monte); facile ma con un paio di tratti un po' esposti (attenzione!).
Accesso (Silvy): se si sceglie di continuare l'arrampicata si segue la breve cresta verso sinistra, spostandosi poi ancora a sinistra per ripidi prati fino ad un largo canale che si risale fino alla parete che lo chiude. Sulla destra di un avancorpo della parete parte la via (spit con cordino visibile in alto; poco sotto la base si notano dei resti di ometto che abbiamo un poco ricostruito).
Relazione (Silvy): bella continuazione della via precedente che permette di raggiungere la cima dello Zucco; stile e difficoltà sostanzialmente comparabili tranne un breve tratto del terzo tiro, peraltro attrezzato in stile-falesia. Le soste qui sono su due spit; se prevedete la possibilità di un... rientro anticipato, portatevi il necessario per allestire le calate.
1° tiro: salire tra l'avancorpo e la torre vera e propria, spostarsi a destra all'altezza dello spit e salire per rocce facili alla sosta. Attenzione al tratto finale su erba; 30m, 5c (passo); 2 spit (1 con cordino).
2° tiro: dritti sopra la sosta a superare un muretto appigliato, indi per rocce facili si risale uno spuntone e si supera un muretto che porta alla sosta; 25m, 5b; 1 spit, 2 chiodi.
3° tiro: si risale la fessura uscendo sulla destra e proseguendo per facili rocce fino alla sosta; 20m, 6a+/6b; 4 spit.
4° tiro: si esce a destra della sosta e si risale la placca (più facile se ci si riporta verso lo spigolo) fino ad una sosta; proseguire per la breve placca fino alla cima; 30m, 4c; 1 chiodo con cordino, 1 sosta. Attrezzare la sosta su spuntoni; attenzione all'attrito delle corde.
Discesa: la via canonica di discesa dallo Zucco Pesciola è sul versante N attraverso l'evidente sentiero che porta nel vallone dei camosci e poi al rifugio Lecco. In alternativa (più lungo e scomodo) è possibile percorrere a ritroso la ferrata.

mercoledì 25 giugno 2014

The fish hopper

75-5683 Alii drive
Kailua-Kona, Hawaii, 96740, USA

Negli ultimi mesi la mia frequentazione del mondo virtuale è calata assai sensibilmente: i post in questo spazio si sono ridotti, G+ è dormiente insieme ai rapporti con le persone che vi avevo conosciuto e così via. Tra i vari i motivi che mi hanno portato a ridurre il tempo dedicato a questo spazio possiamo annoverare la rottura del'hard disk e qualche problema con la connessione internet casalinga, ma non è tutto e non è rilevante; fatto sta che così facendo ho accumulato un'infinità di argomenti su cui dispensare sproloqui e consigli non richiesti che ha del sorprendente. E quale miglior occasione per calcare di nuovo questo terreno del recente - e purtroppo breve - viaggio a Big Island, Hawaii?
Tralasciando gli aspetti turistici (di cui ho goduto assai meno di quel che avrei voluto) e limitandomi all'etichetta di questo post, ci sono almeno un paio di locali che vale la pena visitare nella cittadina di Kailua-Kona: la Kona brewing company (75-5629 Kuakini Hwy), dove producono - tra l'altro - un paio di Ale interessanti, la Lava man e la Fire rock, che potrete gustare nell'annesso pub insieme a dei fish tacos e - udite udite - persino ad una pizza ben più che decente, e il Fish hopper. Posizionato sul lungomare di Kona dove sfilano uno dopo l'altro pub, ristoranti e steakhouse, questo posto si distingue per un menù e una cura nella preparazione dei piatti un po' superiori. Seduti al primo piano con bella vista sulla baia (e un po' meno bella sui piatti finti, in stile ristorante cinese di pessima categoria), saltando antipasti e clam chowder, ho scelto un piatto con Mahi-mahi (ovvero lampuga; un ottimo pesce, come recita il significato del nome in dialetto hawaiano) e noci Macadamia (altra peculiarità hawaiana, anche se originarie dell'Australia), accompagnati da purè di patate dolci Molokai (simili - o uguali? - alle patate dolci di Okinawa, che poi non sono originarie di Okinawa...) e salse al mango e papaya. Veramente ottimo e ottimamente presentato! Un assaggio al piatto con Ono (altro pesce dei mari tropicali simile alla palamita) dei miei commensali mi ha ulteriormente convinto riguardo al locale. La lista dei vini è in prevalenza californiana, ma potete anche trovare un Pinot grigio Santa Margherita al modico prezzo di 50$ (!!); noi abbiamo insistito con la Lava man.
Con sorpresa, il dessert è senza infamia e senza lode: sia la mia torta alle carote che quelle al cioccolato o al lime non hanno riscosso particolare entusiasmo. La cosa più simpatica è il cameriere che vi porterà il vassoio dei dessert in modo che possiate scegliere... anche con gli occhi!
Da registrare il "siparietto" finale al momento del conto: chiediamo al cameriere di dividere il totale per cinque; lui si confonde, prima moltiplica per cinque le portate e poi divide per venticinque il prezzo di ognuna... così ci presenta cinque scontrini chilometrici (vedi foto) imprecando contro gli "errori del computer" tra le nostre irrefrenabili, anche se forse non del tutto educate, risate.