giovedì 30 ottobre 2014

Respiri profondi + Tetide

Sul 1° tiro di Respiri profondi.
Sul 3° tiro di Respiri profondi.
Paolo sul 4° tiro di Respiri profondi.
Alla 1a sosta di Tetide.
Paolo sul 3° tiro di Tetide.
Tracciati delle vie Respiri profondi (rosso) e
Tetide (azzurro).
Presolana del prato
Parete S


Partiti con armi e bagagli dal Passo della Presolana per salire l'ennesima via dimenticata da decenni, incappiamo nella sorte, che fa sì che Paolo lasci il suo casco da alpinismo a casa a sonnecchiare in sua vece. Raggiunta la Cassinelli e svanita la possibilità di farci prestare un casco, non senza una mia inconfessabile soddisfazione seguita da una proposta di ritirarci e finire in qualche falesia, optiamo infine per una via plaisir. Saliamo quindi due vie brevi sull'avancorpo della Presolana del prato, ottimamente protette e di gran soddisfazione. Fortuna imperatrix mundi!
Accesso: dalla Val Seriana verso il passo della Presolana; parcheggiare sulla sinistra poco prima di raggiungerlo, in corrispondenza di una chiesetta (cartello "Cantoniera della Presolana"), seguire la strada che si stacca in salita fino al secondo tornante e lasciarla per proseguire lungo il sentiero, raggiungendo la baita Cassinelli. In alternativa parcheggiare qualche centinaio di metri prima sulla destra, nei pressi dell'Hotel Spampatti, e seguire la strada di fronte e subito il sentiero a destra (indicazioni per baita Cassinelli), che sale nel bosco e si congiunge con il precedente. Superare la malga Cassinelli e risalire il ghiaione (segnavia 315 per il bivacco Città di Clusone e Grotta dei Pagani), oltrepassare il bivacco e la cappella Savina e raggiungere un breve tratto pianeggiante tra roccette. Al suo termine si sale il ghiaione tenendo un po' a destra, puntando alla parete di fronte. Si segue la traccia fino al margine sinistro della parete, dove parte l'ultima fila di spit: è Respiri profondi (scritta mezza cancellata alla base). Appena alla sua destra si notano gli spit di Tetide.
Relazione (Respiri profondi): via molto bella su roccia ottima e con protezioni in stile-falesia ancorché un po' datate; molto consigliabile se si vuole assaporare la classica arrampicata su buchetti della Presolana senza preoccupazione veruna. Unico limite, la brevità della via, accentuata dal fatto che i tiri da "gustarsi" sono sostanzialmente due; gli altri sono tiri più o meno di raccordo o sono "appiccicati" per allungare il percorso.
1° tiro: salire la placca a gradoni, spostarsi un poco a sinistra e proseguire in verticale fino al passo delicato che conduce alla sosta sulla sinistra; 40m, 6a con passo di 6a+ per raggiungere la sosta; 9 spit, 1 cordone in clessidra. Sosta su 2 golfari.
2° tiro: salire il muretto appena sopra la sosta e spostarsi poi verso sinistra fino alla sosta alla base del muro successivo; 30m, passo iniziale di 5c, 3 spit. Sosta su 2 golfari.
3° tiro: ancora per roccia bellissima fino ad una cengia obliqua con erba. Qui ci si sposta verso sinistra e si continua sul muro fino al suo termine; 30m, 6a, 9 spit. Sosta su 2 spit con maglia-rapida.
4° tiro: spostarsi qualche metro a destra della sosta a salire una placca fino al golfaro di sosta; da qui spostarsi pochi metri e destra a prendere la sosta della via Tetide; 25m, 5b, 1 spit, 1 golfaro, 3 cordoni in clessidra (1 vicino al golfaro). Sosta su 2 golfari della via Tetide.
Discesa: in doppia sulla via.
Relazione (Tetide): via con caratteristiche del tutto simili alla precedente; consigliata per prolungare l'estasi da arrampicata in Presolana!
1° tiro: placca a buchi in obliquo a sinistra a prendere la sosta; 45m, 6a, 9 spit, 1 cordone in clessidra. Sosta su 2 golfari.
2° tiro: a sinistra della sosta per facili rocce fino alla cengia, raggiungendo la parete successiva; 15m, passo di 4a, 1 cordone in clessidra. Sosta su 2 golfari.
3° tiro: bel muretto con un paio di passi impegnativi che porta alla sommità; 35m, 6a, 9 spit. Sosta su 2 golfari.
4° tiro: per placche appoggiate fino alla sosta; 25m, 5b, 2 spit, 2 cordoni in clessidra. Sosta su 2 golfari.
Discesa: in doppia sulla via.

lunedì 27 ottobre 2014

Gli oracoli di Ulisse

In uscita sulla placca (bagnata) del 1° tiro
Sul 3° tiro
Luca sul 4° tiro
Sul 4° tiro
Luca sul 6° tiro
Sul 7° tiro
Tracciato della via.
Scoglio delle metamorfosi - Val di Mello
Parete S


Ogni tanto penso che la devo smettere di dar retta agli elementi che mi ritrovo per compagni di cordata. La devo smettere di farmi trascinare su vie decisamente troppo dure per il mio scarso livello, che mi costringono ad arrabattarmi in espedienti da circo per venirne fuori. L'ultima è stata un paio di settimane fa in Val di Mello sugli Oracoli di Ulisse, risolta con gran utilizzo di staffate su friend, vuoi per i numerosi tratti bagnati, vuoi - soprattutto - per le difficoltà e le scarse protezioni. Certo le nostre peripezie non sono state degne di quelle di Odisseo, ma per fortuna il viaggio è durato assai meno: agli oracoli non si dà retta... alle sirene dei compagni di cordata, ancora una volta, sì.
Avvicinamento: è lo stesso che reca a Luna nascente, quindi noto praticamente a tutti i frequentatori della valle. Si raggiunge la Val di Mello parcheggiando a San Martino in Val Masino (in estate o nei giorni di sabato e domenica, quando la strada della Valle è chiusa) oppure proseguendo fino al parcheggio del Gatto Rosso. Si continua per la strada di fondo valle, si attraversa un torrente e si arriva all'altezza del bidet della contessa, una pozza in corrispondenza di un grosso masso. Subito dopo si segue una traccia sulla sinistra che risale il bosco, attraversa una cascata e prosegue fino alla parete; giunti in vista delle rocce si tiene la sinistra, costeggiando la parete fino a che sulla destra compare il camino di attacco alla sinistra di una fessura verticale.
Relazione: via che risale la parete con una linea molto bella, sfruttando un sistema di fessure interrotte dal doppio tetto che costituisce il tiro in artificiale. A parte questo tiro, la chiodatura è minimale e le soste sono tutte a chiodi. Necessari friend fino al #3BD (utile raddoppiarne qualcuno) e due staffe per superare il tiro in artificiale (basta una se lo fate da secondo e siete disposti a faticare un po'), con un buon numero di rinvii. Consigliato anche portarsi martello e qualche chiodo per ribattere i chiodi di sosta (non si sa mai...) ed eventualmente integrare qualcosa.
1° tiro: salire il camino con buone prese su massi incastrati, uscire in placca e raggiungere la sosta; 20m, IV, un paio di passi di IV+. Sosta su 4 chiodi con cordoni. La placca è facile, ma rimane bagnata a lungo dopo piogge; fare attenzione.
2° tiro: doppiare lo spigolo a destra e salire lievemente verso i chiodi, indi continuare verso destra per lame e fessure fino al ripiano di sosta; 35m VI, A1, V). 5 chiodi. Sosta su 1 chiodo e spuntone.
3° tiro: salire la fessura, superare un breve tratto erboso e continuare ancora fino al culmine, dove parte la fila dei chiodi a pressione; 30m, V+, forse passo di VI- nei primi metri. Sosta da allestire con friend.
4° tiro: salire la placca con chiodi a pressione, superare uno strapiombo giungendo sotto il grande tetto e traversare a sinistra fino al suo termine; 40m, A2. 9 chiodi a pressione sulla placca, 3 chiodi sullo strapiombo, 7 chiodi e un friend incastrato sotto il tetto (armatevi di materiale!). Sosta (scomoda) su 2 chiodi.
5° tiro: salire lungo la fessura fino ad una breve sporgenza dove parte un'evidente vena verso sinistra. Seguirla pochi metri fino all'altezza di un bel pilastrino con fessure che si risale. Al suo culmine ci si sposta a sinistra sulla rampa erbosa appena prima della sosta; 30m, VI+, VI, V. Sosta su 2 chiodi. E' possibile anche seguire la vena fino alla rampa erbosa evitando il pilastrino, ma è meno divertente e crea maggiore attrito alle corde.
6° tiro: continuare per la fessura e spostarsi a destra fino a raggiungere un diedro bagnato con numerosi chiodi. Salirlo e sostare alla base di un muretto; 40m, VII-, A1; 5 chiodi + 7 nel diedro. Sosta (scomoda) su 1 chiodo e spuntone.
7° tiro: salire il muretto di destra e superare i due brevi (ma impegnativi) muretti solcati da una fessura. All'uscita ignorare i primi alberelli striminziti e salire per placche erbose ad un albero dove si sosta; 40m, V, A1, IV; 1 sosta (2 chiodi), 1 chiodo, 1 nut incastrato. Sosta su cordone con maglia-rapida su albero. Il tiro è valutato VII+ in libera; vedete un po' voi...
8° tiro: spostarsi a sinistra, salire le divertenti placche e rientrare verso destra per la sosta; 60m, III+. Sosta da allestire su albero. Il tiro può essere evitato se si scende in doppia.
Discesa: in doppia lungo la via appena a destra della nostra (The last line?). Se avete fatto l'8° tiro serve spostarsi un po' a destra della sosta per reperire un albero con cordone e maglia-rapida da cui ci si cala fino all'albero della 7a sosta. 2a doppia fino alla placca all'altezza della 5a sosta. Da qui noi ci siamo calati per 60m fino ad una sosta al margine sinistro della porta del cielo, a sinistra della 3a sosta della via; soluzione veloce, ma con buone probabilità di incastro corda sulla porta; meglio fermarsi alla sosta all'altezza dei chiodi a pressione. Dalla sosta siamo scesi poi fino all'attacco della via (da verificare la lunghezza della calata se ci si ferma più in alto). Naturalmente si può anche risalire fino al culmine della struttura e seguire il sentiero di discesa.

venerdì 17 ottobre 2014

Cacciavillani

Sul 1° tiro
Sul 2° tiro (salita di Aprile)
Paolo sul 3° tiro
Togliendo un chiodo sul 4° tiro...
Sul 5° tiro
Tracciato della via (rosso). In verde la Zuffa-Ruggiero,
in azzurro la Zuffa-Lenzi.
Pietra di Bismantova
Parete SO


Si lasciano conti in sospeso un po' dovunque, colle persone e... colle pareti. E a volte si saldano anche. In terra emiliana, alla Pietra, mi era successo con Cocaine, da cui mi ero calato la prima volta per tornare poi più agguerrito. Ad Aprile si apre una nuova questione, la via Cacciavillani: arriviamo alla larga fessura, siamo senza friend grandi e ci caliamo. Ad ottobre si riprova, attrezzati con friend BD fino al #6, chiodi, staffe e materiale vario. Io - da coniglio - tiro la parte facile, Paolo quella "alpinistica". Dopo una discreta lotta accompagnata da un po' di tensione per la sosta sotto il tetto che non ispira molta fiducia, siamo in cima. In attesa del prossimo conto...
Accesso: da Castelnuovo ne' Monti (RE) si seguono le indicazioni per la Pietra, raggiungendo piazzale Dante dove si parcheggia. Si sale la scalinata e si prosegue fino al piazzale dell'eremo. Qui si tiene la sinistra e si percorre il sentiero di salita alla Pietra, che fa una curva a "S" ed incrocia un sentiero proveniente da destra (che si può prendere subito dopo il rifugio). Lo si segue verso destra, passando vicino ad un settore con dei monotiri: tutto a destra si vedono linee che salgono su roccia grigiastra, poi un muretto giallastro con un'evidente lama dove sale una linea obliqua verso sinistra: è la Cacciavillani.
Relazione: via molto bella che risale la parete con una linea logica di fessure, uscendo sulla placca sommitale. Il primo tiro (in effetti sarebbero due) è stato riattrezzato in stile-falesia ed è molto godibile, ma la parte alta ha ben altro sapore, con chiodatura ridotta al minimo e spesso non del tutto affidabile. È un po' un peccato, perché anche senza esagerare, sostituendo gli spit esistenti (con monogramma CG - Candido Ghirelli) con dei ben più robusti fittoni e aggiungendone un paio ne uscirebbe una via comunque impegnativa, ma ben più sicura. Com'è ora, invece, temo proprio che la frequentazione sia ridotta al minimo e non mi stupirei se tra aprile ed ottobre - le date delle nostre salite - nessuno ci avesse messo piede. La roccia è abbastanza buona a parte qualche tratto, ma data la vicinanza del sentiero conviene fare molta attenzione, ed evitare di salire la via nel fine-settimana. Portare friend fino al #5 (anche #6) BD; utili martello e chiodi (noi ne abbiamo piantati e tolti un paio a Z e lasciato uno alla sosta sotto il tetto).
1° tiro: salire la parete in obliquo verso sinistra puntando alla lama, passare alla sua sinistra e raggiungere la sosta. Non rinviare la sosta ma uscire sul ripiano di destra e proseguire lungo la bella ed impegnativa fessura fino alla sosta posta sulla placca di destra; 35m, 5c, 6a+; dodici fix, una sosta intermedia un po' fuori via. Sosta su due fix con catena e moschettone di calata.
2° tiro: per facile placca appoggiata fino ad un diedro/camino con roccia delicata che si risale sino a sbucare su una cengia; 15m, 4c; due spit, due chiodi a pressione, una sosta su chiodi a pressione. Sosta su due spit e un chiodo a pressione con cordini (uno un po' meno datato dei precedenti lasciato dal sottoscritto ad aprile) e un moschettone.
3° tiro: traversare a sinistra lungo la cengia sino ad un pilastrino friabile, rimontarlo e superare la placca gialla (friabile) con chiodi a pressione. Si prende ora una larga fessura dalla forma caratteristica, si esce poi in placca e si giunge sotto il tetto; 30m, A0, V+; una sosta alla base della placca con due chiodi a pressione + uno normale (collegateli per fare almeno un punto di ancoraggio decente), tre chiodi a pressione lungo la placca, uno spit e un chiodo a pressione. Sosta su uno spit, due chiodi e un chiodo a pressione con cordone e moschettone.
4° tiro: traversare a sinistra, superare il tetto e ritornare a destra in direzione di un comodo terrazzo dove si sosta; 10m, A0/A1; un chiodo, uno spit. Sosta su due spit e albero. Il tiro è valutato 6b e la roccia non è male, ma la qualità dello spit e della sosta sottostante non invogliano a tentare la libera.
5° tiro: salire lungo il vago diedro-fessura e superare un saltino oltre cui le difficoltà (e le protezioni) diminuiscono. Quando non si vedono più spit ad indicare la via, conviene traversare verso destra (facile, ma molto esposto) sotto un muretto fino a dove si può risalire per facile rampa fino alla sommità; 60m, 5b, IV+, III, II; tre spit. Possibile anche spezzare il tiro subito dopo il muretto utilizzando una sosta di Le ragazze di Osaka. Anche qui, può convenire dare una tirata ad uno spit nel tratto iniziale invece che rischiare di far danni (la roccia dello strapiombino è buona, ma non ottima).
Discesa: si tiene la sinistra fino a raggiungere il sentiero che scende in corrispondenza del torrione Sirotti.

giovedì 16 ottobre 2014

Il muro dei grilli

Sul 1° tiro
Callisto sul 2° tiro
Paolo sul 3° tiro
Alla partenza del 4° tiro
Pietra di Bismantova
Parete SO


Fine-settimana di quelli che non si dimenticano alla Pietra! Teo, grazie alla sua ormai fittissima rete di relazioni, riporta alla Pietra un simbolo dell'arrampicata su quella parete, il bolognese Giancarlo Zuffa che, insieme all'onnipresente Ginetto Montipò, ci riconduce indietro di più di quarant'anni con racconti, fotografie, ricordi e un entusiasmo da far invidia ai più giovani del nostro gruppetto. Le due "glorie" saliranno insieme la Pincelli-Brianti, con le nostre cordate a fargli da contorno, prima di rientrare al solito ginepro per l'amarcord serale a base di lambrusco.
Ma la giornata per noi era iniziata con una partenza antelucana e con Diego che mi convince a fargli alcolica compagnia alle... otto di mattina, per portarsi poi sul muro dei grilli prima di raggiungere i due alpinisti evergreen. Una via di soddisfazione, ottimo preambolo alla giornata.
Accesso: da Castelnuovo ne' Monti (RE) si seguono le indicazioni per la Pietra, raggiungendo piazzale Dante dove si parcheggia. Si sale la scalinata e si prosegue fino al piazzale dell'eremo. Qui si tiene la sinistra e si percorre il sentiero di salita alla Pietra, si supera un primo settore con dei monotiri e si prosegue fino ad una traccia con bolli blu che reca (tra l'altro) alla falesia del settore Sirotti. Un pilastro appoggiato sulla destra della parete segna l'attacco della via (fix evidenti, piccola scritta in loco).
Relazione: via molto bella che sale per placche e fessure, con tre tiri ben protetti a fix e un ultimo tiro in fessura con protezioni decisamente più parche e da integrare (portare friend BD3 e, se l'avete, anche un #4). Percorso da seguire sempre ovvio; soste attrezzate.
1° tiro: salire la bella placca sino alla sommità del pilastrino dove si sosta; 20m, passo di 5b/5c all'inizio, poi più facile, 7 fix. Sosta su due fix e maglia-rapida.
2° tiro: dritti sopra la sosta a superare un passo difficile su un leggero bombè; si segue poi una lama un po' erbosa verso sinistra fino ad un piccolo ripiano, ci si riporta lievemente a destra e si sale alla sosta; 25m, passo di 6b, 8 fix. Sosta su due fix, un moschettone e due maglia-rapida.
3° tiro: primo paio di metri su un vago diedrino a prendere una fessura leggermente strapiombante per poi traversare a sinistra aggirando uno spigolino oltre cui è la sosta; 10m, 6a, 4 fix. Sosta su due fix.
4° tiro: seguire la fessura, prima obliqua e poi verticale, che porta alla sosta; 30m, 5c, forse uno/due passi di 6a, 4 fix (uno appartenente ad una via che corre sulla sinistra della fessura), 1 chiodo. Possibile anche attraversare verso sinistra dopo i primi metri, per poi risalire in verticale e riportarsi dove la fessura si raddrizza; in questo caso si può utilizzare un altro fix della via adiacente (allungare la protezione).
Discesa: all'uscita della via si costeggia la parete verso sinistra fino a prendere il sentiero che scende dal torrione Sirotti e riporta in breve nei pressi dell'attacco.

giovedì 9 ottobre 2014

La noia

di Alberto Moravia
Bompiani, Milano, 1961 (1a ed. 1960)

Ma io ero ormai su una strada che sentivo al tempo stesso fatale e sbagliata; e così mi accanivo a ricercare nel possesso fisico, che pur sapevo illusorio, quel possesso reale di cui avevo un così disperato bisogno. Forse, gettandomi sul corpo compiacente di Cecilia mi pareva di rivalermi, in quelle due ore di fallace presenza, dell'assenza degli altri giorni; forse, cercavo nella sua docilità inalterabile un motivo di noia e dunque di liberazione. Ma il corpo di Cecilia non era Cecilia e quel che fosse Cecilia non riuscivo a saperlo.
Dino è un rampollo di ricca famiglia romana che, più o meno come altri illustri predecessori (Zeno Cosini di Italo Svevo o Antoine Roquentin di Sartre per dirne un paio), soffre di noia. Non la noia che si cura col divertimento, come ben spiegato nel prologo, ma una perdita di contatto con la realtà: gli oggetti, le persone non hanno alcuna relazione con Dino, che vive sin dall'adolescenza in una perenne alienazione. Per vincere tale condizione si fa pittore (fin troppo facile l'analogia colla tela bianca che campeggia nello studio...), fugge dalla madre, ricca borghese perfettamente a suo agio nel mondo e dedita all'accumulazione di ricchezze, e tenta pure in qualche modo di fuggire dalla sua condizione sociale, ma invano.
Sotto questo segno nasce la relazione con Cecilia, una giovane ragazza apparentemente priva di personalità che si cura solo del soddisfacimento contingente dei piaceri materiali, perlopiù fisici. Sul punto di interrompere la (noiosa) relazione, come Dino fa con qualunque cosa, il comportamento di Cecilia diviene improvvisamente più ambiguo, scatenando per reazione l'interesse e, intuitane la causa, la gelosia di Dino. Nasce così la smania di "possesso" del protagonista, che lo condurrà ad una folle gelosia e ad un brusco epilogo.
Dino incarna perfettamente il personaggio borghese "classico": concepisce la relazione amorosa in termini di possesso (la parola ricorre nel testo con frequenza quasi fastidiosa), da conquistarsi alla bisogna col "possesso fisico" (ma 'ndo vivi??), col denaro (come fa la madre con lui) o con lo status sociale (l'offerta di un ricco matrimonio), e lo stesso sentimento di gelosia non è mosso tanto da amore tradito quanto dal timore che altri possano raggiungere quel "possesso" che a lui è negato. Cecilia, d'altra parte, pur non essendo di estrazione borghese, sembra veramente la persona più noiosa della letteratura italiana del '900 (e forse non solo...): senza interessi, senza sentimenti, indifferente a tutto e, in ultima analisi, a tutti. Ha però un'egoistica vitalità e libertà che manca a Dino, mista ad un tocco di femme fatale: è lei, diciassettenne (qualcuno potrebbe invitarla alle "cene galanti"), a cercare le relazioni con Dino e con Balestrieri, conducendoli entrambi verso un simile destino.
Resta lo spiraglio del finale, unica possibile via d'uscita per quanto incerta e confinata nel breve epilogo. Lineare e scorrevole la prosa, ma (immagino volutamente) senza virtuosismi.

venerdì 3 ottobre 2014

Patrizia

Sul 1° tiro
Sul 3° tiro
Callisto sul 4° tiro
Sul 5° tiro
Sul 7° tiro
Callisto sull'8° tiro
Torrione Patrizia - Zuccone Campelli
Parete S


Il tempo favoloso di sabato avrebbe certamente meritato una parete più impegnativa, ma il gruppo dei Campelli è un posto dove si torna sempre volentieri ed è stato un'ottima cornice per il rientro di Callisto in parete dopo molte settimane. La scelta cade su una via tranquilla che ci permette di gustarci la giornata senza patemi e senza alcuno in via, cosa non troppo frequente da queste parti.
Accesso: una volta tanto salgo ai Campelli dal versante bergamasco, rinunciando alla funivia di Barzio in favore di una piacevole camminata. Da Ceresole di Valtorta si segue la strada asfaltata e poi la pista da sci fino a raggiungere il rifugio Lecco. Da qui si prende il sentiero degli Stradini (indicazioni) che aggira il gruppo dei Campelli da sud. Si segue il sentiero, si superano l'attacco della ferrata (indicazioni) e l'evidente canalone che porta a La bella addormentata e si continua. Un tratto attrezzato con corde fisse porta ad un secondo canalone, che reca evidenti segni di frane non troppo remote. Alla destra del canalone si nota un piccolo canale ghiaioso: lo si risale puntando alla parete di sinistra ov'è posto l'attacco. Chiodo con anello visibile.
Relazione: via che risale uno dei molti torrioni in cui si articola il versante S delle cime Pesciola-Campelli. La roccia ottima e le difficoltà assai tranquille rendono la Patrizia una via da consigliare se si cerca una salita senza patemi, anche se diversi tratti erbosi disturbano la progressione nella seconda parte. Chiodatura ottima a resinati nei punti più impegnativi e un po' più lunga nei tratti facili; sostanzialmente inutili le protezioni veloci. Il percorso è sempre ovvio e indicato dai fittoni tranne che al 7° tiro... e infatti noi che salivamo come al solito senza relazione abbiamo fatto una breve variante...
1° tiro: a destra del chiodo si rimonta un vago diedrino per spostarsi poi verso sinistra alla sosta; 20m, 5b, forse passo di 5c, 5 fittoni. Sosta su resinato e spit.
2° tiro: salire per rampa erbosa fino al resinato, indi superare la placca e raggiungere il terrazzo di sosta; 15m, 5b (passo), 2 fittoni. Sosta su chiodo con anello. Noi abbiamo unito i primi due tiri, ma la soluzione è sconsigliata per l'attrito.
3° tiro: salire appena a destra della sosta e proseguire ora a destra ora a sinistra dello spigolo fino alla sommità dove si trova la sosta; 30m, 5a, 4 fittoni. Sosta su chiodo con anello e spit.
4° tiro: appena a destra della sosta nel canale erboso o per roccette alla sua sinistra fino alla sosta; 35m, II, 3 fittoni. Sosta su chiodo con anello e fittone.
5° tiro: superare il muretto e il pilastrino finale e raggiungere la terrazza erbosa dove si sosta; 20m, 6a (passo), 4 fittoni. Sosta su chiodo con anello e spit.
6° tiro: costeggiare la parete sulla destra per erbosi gradoni, salire il bel camino sulla sinistra fino all'ennesima terrazza dove si sosta; 30m, 4c, 4 fittoni. Sosta su chiodo con anello e spit.
7° tiro: la relazione indica di spostarsi decisamente a sinistra scendendo brevemente fino ad un camino. Noi, beatamente ignari di tutto ciò, abbiamo risalito le facili rocce appena a sinistra della sosta per pochi metri fino ad un'evidente cengia (chiodo rosso sporgente in maniera preoccupante...), da qui ci siamo spostati a sinistra fino allo spigolo (chiodo) e siamo saliti fino alla sosta; 35m, 4a, 3 fittoni, 2 chiodi. Sosta su chiodo con anello. Se scegliete questa soluzione, fate attenzione all'attrito delle corde se rinviate entrambi i chiodi.
8° tiro: per facili roccette si sale fino ai prati sommitali; 35m, 3c, 2 fittoni. Sosta su chiodo con anello.
Discesa: è possibile calarsi in doppia lungo la via, ma se non avete fretta consiglio di proseguire per la cresta erbosa fino a sbucare in prossimità della vetta dello Zuccone Campelli, da cui si scende per la ferrata chiudendo un bel percorso ad anello.