mercoledì 28 gennaio 2015

Tracamana cubana + Gloria

Sul 2° tiro di Tracamana cubana.
Giancarlo sul 2° tiro di Gloria.
Tracciati delle vie. In rosso Tracamana cubana;
in azzurro Gloria.
Sperone UO - Antimedale
parete O


Qualche tempo fa, uscendo da una via in Antimedale, mi era cascato l'occhio sulla parete di fronte, un insieme di rocce rotte e boscaglia su cui spuntavano due placche dall'aspetto attraente. Dopo un po' di ricerche trovai informazioni sulla guida delle Grigne di Pesci (pp. 219-220), che definisce la struttura Sperone UO o placca delle lacrime e riporta un paio di vie degli anni '70, tra cui una dell'onnipresente Ivan Guerini. Oggi sono presenti un paio di vie (una potrebbe essere quella indicata da Pesci), protette (ma non troppo) a spit e di modesta estensione, ma che regalano due tiri su scanalature fantastiche; un'ottima alternativa (o concatenamento) alle solite vie dell'Antimedale ormai inflazionate.
Accesso: da Lecco si segue la vecchia strada per Ballabio e la Valsassina (SP62) per prendere a sinistra via Quarto all'altezza di un tornante verso destra. Al successivo slargo si sale per una ripida strada fino ad un tornante verso sinistra dove si parcheggia (sempre che si trovi posto; poco più avanti la strada è sbarrata). Si prosegue a piedi e, al successivo tornante, si prende il sentiero sulla sinistra, seguendo poi le indicazioni Antimedale e Ferrata Medale. Il sentiero sale ad aggirare due reti paramassi ed esce dal bosco in corrispondenza del canale di sfasciumi dell'Antimedale. Qui si lascia il sentiero (che conduce alla ferrata del Medale) e si segue la traccia in salita, superando gli attacchi delle vie e proseguendo lungo il sentiero usato normalmente per la discesa dall'Antimedale fino ad incontrare sulla destra la catena del tratto attrezzato. Si sale ancora un paio di tornanti e, in corrispondenza di un  tornante verso destra si prende a sinistra una vaga traccia che si segue (ometti in parte ricostruiti al nostro passaggio) fino ad incontrare una corda fissa che si risale; poco a destra c'è un cordone in clessidra che segna l'attacco delle vie.
Relazione: due vie cortissime ma molto belle, su roccia incredibile: un calcare che taglia le mani e lunghe scanalature da seguire fino alla sosta. Protezioni a spit buone, ma tutt'altro che ravvicinate (e un tiro facile ma sprotetto): portare friend piccoli e medi anche se diversi tratti non sono proteggibili. Attenzione a massi instabili sulla cengia tra i due tiri e sparsi qua e là, soprattutto sul 1° tiro di Gloria. Noi come al solito abbiam fatto un po' di pulizia (più o meno... voluta) approfittando dell'ora un po' tarda, ma ricordate che sotto corre un sentiero.
1° tiro (Tracamana cubana): spostarsi a destra della sosta, poco dopo gli spit di Gloria, a prendere un'evidente lama (dal suono un po' preoccupante), indi salire per fessure spostandosi prima un poco sulla destra per poi rientrare e giungere sotto un muretto. Qui spostarsi a destra (alberello), superare il muretto e proseguire su placca facile fino alla sosta; 30m, V, IV. Sosta su due spit con cordino e maglia-rapida di calata.
2° tiro (Tracamana cubana): salire la placchetta a sinistra della sosta e proseguire per cengia sporca fino alla sosta; 10m, II. Sosta su due spit. Attenzione a non scaricare sassi nel canale sottostante.
3° tiro (Tracamana cubana): la via segue la linea di spit più a destra delle due visibili, risalendo la scanalatura. Primi metri faticosi, poi più facile ma sprotetta e non integrabile per un lungo tratto; 30m, 5c, poi IV+; 2 spit, 2 cordoni in clessidra. Sosta su due spit con fettuccia e maglia-rapida di calata.
Discesa: in doppia sulla via. In teoria una sola calata da 60m è sufficiente, ma sconsigliata perché la parte finale è invasa dalla vegetazione ed è probabile che la corda si incastri (credetemi). Se si ripetono entrambe le vie conviene allestire una sosta temporanea di calata sugli spit alla base del 3° tiro la prima volta, evitando di ripercorrere la cengia malsana.
1° tiro (Gloria): salire in corrispondenza degli spit, su roccia inizialmente non sicurissima ma facile. Si supera un muretto ed il successivo passo-chiave in placca (eventualmente spostarsi a sinistra su rocce rotte ma più facili) giungendo ad una fessura orizzontale. Ci si sposta un poco a destra dello spit dove un buco aiuta a risalire la placca fino alla sosta (in comune colla via precedente); 30m, 6a, 6 spit.
2° tiro (Gloria): come la via precedente.
3° tiro (Gloria): spostarsi verso sinistra (attenzione a non smuovere massi) e risalire un breve tratto di rocce rotte  seguite da scanalature da superare in spaccata, poi per placca più facile (ma con spit distanziati) fino alla sosta; 30m, 5c, 5 spit.

mercoledì 21 gennaio 2015

Carnevale

di Karen Blixen
Adelphi, Milano, 1990

I pirati, le cui anime infelici sono condannate a stare su quest'isola insieme alla mia, hanno portato con sé i loro tesori, e i loro cuori sono incatenati ad essi; nel profondo della loro afflizione l'oro li rende felici. Ma ciò che rimpiango io... dov'è? Non c'è. La fanciulla che mi stringeva tra le braccia... [...] Oh, così i miei pensieri volteggiano sopra quei luoghi dove la mia vita, che mi fu rubata, doveva essere vissuta. E mentre il pensiero che altri piangono per noi, che le loro lacrime bruciano i nostri cuori incapaci di piangere ci sgomenta, nella nostra folle nostalgia aneliamo a partecipare alla loro vita. [...] Oh, finché si è vivi bisogna trovare degli amici, dei cuori che scorderanno la nostra immagine, delle labbra che di quando in quando pronunzieranno il nostro nome dimenticato... dobbiamo lasciare un segno finché è in nostro potere farlo, non dobbiamo permettere che la vita si chiuda alle nostre spalle senza che rimanga una traccia di noi.
Carnevale (e altri racconti postumi) racchiude quattordici racconti: undici effettivamente inediti e tre "quasi inediti" che furono pubblicati dall'autrice nel primo decennio del Novecento, al suo esordio letterario. Se contiamo che l'ultimo racconto, Secondo incontro, è di dieci mesi precedente la morte della Blixen, si può dire che questo libro attraversa tutta la vita della scrittrice. Ci sono i temi delle saghe nordiche, c'è la descrizione della società aristocratica dell'epoca ormai al declino, c'è il tono aristocratico (a volte seccante) dell'autrice, la sua indubbia capacità di costruire trame narrative... eppure qualcosa non funziona del tutto, o almeno non ha funzionato con me: manca spesso quel qualcosa che nobilita una storia e le dà dignità letteraria, cosicché la scelta della Blixen di tenere questi lavori "nel cassetto" mi appare tutto sommato condivisibile.
Veniamo subito ai due racconti per me migliori: Gli eremiti e L'ultimo giorno. Il primo è il racconto d'esordio della Blixen, nel 1907, ed è bellissimo (a parte il tono epistolare), ambientato su un'isola deserta dove una coppia si ritira e dove gl'immancabili fantasmi - forse solo proiezioni dell'inconscio della protagonista - trarranno Lucie per sempre nel loro mondo. Il secondo intreccia la storia dello zio Valdemar con quella di un conte eroe di una poesia, entrambi di fronte alla morte ma non rassegnati a rinunciare al proprio passato o alla propria fede: Odino misericordioso interverrà in entrambi i casi, seppure in maniera insolita. Il racconto è poi reso interessante dall'incontro tra Johannes (il prete moralista che frequenta la prostituta) e Boline (la prostituta dal cui augurio nascono i racconti).
Non male nemmeno L'orso e il bacio e Secondo incontro, mentre Carnevale (unico racconto ambientato nel Novecento) si distingue per la splendida descrizione dell'atmosfera aristocratica del tempo, rinchiusa in un orizzonte estetizzante (la maschera di Kierkegaard; sarei stato curioso di vederla...) che assorbe persino il povero Zamor, che si ritroverà a "far da coscienza" al ricco Arlecchino, ma senza aver avuto il denaro che voleva: la coscienza va bene, ma i soldini son evidentemente un'altra cosa!
Gli altri racconti, a mio parere, sono storielle simpatiche o poco più (banalissimo I figli dei re, il peggiore; bello l'incipit de L'aratore, ma la retorica del lavoro come espiazione no, per carità, ecc. ecc), con un'eccezione molto interessante che è stato il motivo del mio approccio alla Blixen: Anna, il racconto più lungo della raccolta e purtroppo incompiuto. La postfazione lo definisce ispirato a un saggio di argomento italiano dello storico dell'arte Christian Elling (su cui non so nulla); in realtà l'ispirazione è... Bergamo! Insieme ad un non trascurabile numero di altre novelle, incluso La peste a Bergamo del conterraneo Jens Peter Jacobsen, è infatti ambientato nella città della Commedia dell'Arte, la patria di Arlecchino (e non solo), che ha lungamente affascinato l'Europa dei secoli scorsi. Molto bella la descrizione della Città Alta che come un falco un topo, tiene d'occhio la più moderna Bergamo bassa e l'enfatizzazione del carattere degli abitanti, che fanno pensare ad una conoscenza non superficiale del luogo (la descrizione dei figli della nobile famiglia della Città Alta sarà ripescata nei Racconti di due vecchi gentiluomini, contenuto in Ultimi racconti). Anna mostra ancora una volta la maestria della Blixen nel congegnare l'intreccio della trama e si interrompe poco prima del finale; prevedibilmente lieto, visto il tono un po' favolistico che pervade tutte le pagine.

Ci sarà tempo, prima o poi, di tornare su racconti più meditati della Blixen; per ora sospendo il giudizio.

sabato 10 gennaio 2015

Ristorante Collina


Si apprezza il sigaro e rum.
via Capaler 5
Almenno S. Bartolomeo (BG)

Cena pre-natalizia di "quelli dell'8.02", ovvero lo sparuto drappello d'inermi vittime che subisce da anni o decenni - a seconda dell'anagrafe - le impunite angherie, menefreghismi ed inefficienze varie di chi gestisce (per modo di dire...) la terza peggiore linea ferroviaria d'Italia. E cosa c'è di meglio di un buon, anzi; ottimo, ristorante per scrollarsi di dosso il fetore delle carrozze (e di alcuni recidivi occupanti...) e il pensiero dei mesi di vita di cui si è sistematicamente depredati?
Il ristorante Collina giace in bellissima posizione sulla strada che porta alla Roncola, con vista magnifica sulla pianura bergamasca. Si cena in una sala grande (piena di rumorosi convitati) e una più raccolta in cui siamo stati fatti accomodare con nostro sollievo; ambiente moderno, elegante e... orrendi quadri astratti alle pareti, che invoglino vieppiù a scrutare l'ameno panorama dalla vetrata o a concentrarsi sul proprio piatto.
Il menù viene spiegato dal proprietario in modo molto esauriente, insieme alla filosofia del locale, l'attenta origine dei prodotti e la rivisitazione della tradizione con qualche incursione moderna. Cura molto attenta nel gusto e negli abbinamenti di sapori, piatti molto delicati da gustare boccone dopo boccone. Si inizia con un amuse-bouche con mousse di ricotta con pomodoro, poi noi saltiamo gli antipasti (nemmeno stavolta sono riuscito a convincere i commensali a prendere il menù degustazione!) e passiamo ai primi: i ravioli ripieni di pesce di lago sono delicatissimi e fanno solo rimpiangere che le porzioni non siano più generose (questo commento si ripeterà unanime anche coi secondi ed è l'unico appunto che si può muovere).
Restiamo in tema di pesce d'acqua dolce per i secondi: la scelta non è decisamente vasta, com'è ragionevole se ci si basa sul pescato fresco, ma ci affidiamo con soddisfazione ad un fritto misto di lago con persico, lavarelli, missoltini e altri vertebrati d'acqua dolce. Il pane merita una citazione a parte: fatto in casa, viene servito su una "barca" in sette o otto varietà differenti, tutte gustosissime: assolutamente degno del cibo che accompagna!
E siamo così al dessert. La scelta è obbligata: sigaro e rum. Si tratta di cioccolato messo in infusione con foglie di tabacco per essere poi lavorato in forma di sigaro, accompagnato da crème brûlée: fantastico, un dessert che vale da solo l'intero pranzo! Era molto tempo che non traevo cotanta soddisfazione dal dolce.
Altra segnalazione d'obbligo è la piccola pasticceria, varia e pure buonissima, che accompagna il caffè, servita in un cofanetto a mo' di tesoro: sparita anch'essa in un lampo.

lunedì 5 gennaio 2015

Capitan Alekos (con parziale ripulitura)

Paolo sul 1° tiro.
Paolo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Tracciato della via.
Lavagna - Pilastri di Rogno
parete SE


Dopo la capatina di fine 2014, Rogno inaugura anche la prima breve vietta del 2015. E quale luogo migliore della Lavagna per iniziare l'anno nuovo? Quella placca nerastra mi ha sempre affascinato, e anche le linee più tranquille e su roccia più lavorata regalano sempre una bella sensazione. Se aggiungiamo che recentemente l'ampia boscaglia alla base delle pareti è stata ripulita e che alcune vie sono state riattrezzate... cosa aspettate a tornare a Rogno, magari portandovi dietro una spazzola di metallo (costo indicativo: 2€) per dare una ripulita ai primi metri delle vie che percorrete? Noi abbiamo eliminato un po' di zolle d'erba e ripulito dal muschio la parte finale del 3° tiro e qualcosa sul 1°, ma c'è ancora molto, molto da fare (anche perché non avevamo nulla per scopar via i residui di muschio e la via è rimasta un po' sporchina; confidiamo che il vento migliori la situazione). La via è comunque percorribile senza alcun problema; anzi, con soddisfazione!
Accesso: dal piazzale del cimitero di Rogno si sale lungo il sentiero superando la prima struttura (Piramide) e proseguendo lungo il sentiero principale che sale verso destra. Si continua dritti ad un bivio (indicazione Lavagna; a sinistra si va invece allo Sperone Poses) e si giunge ad un bivio con indicazioni. Si sale a sinistra seguendo l'indicazione Lavagna e ci si porta alla base dell'evidente placconata nerastra. Subito sulla sinistra si nota la scritta (con una e di troppo; Alekos era il soprannome di Alexandros Panagulis) che marca l'attacco.
Relazione: via piacevole in placca con un paio di brevi muretti, di difficoltà contenute e riattrezzata recentemente, mantenendo però lo stile di questo posto. Sostanzialmente inutili friend & Co., anche se magari un paio delle misure piccole si riescono a piazzare qua e là. Un po' di muschio su metà circa del primo tiro non disturba più di tanto; occhio ad un grosso masso presso la fine del 2° tiro che ha un'aria instabile: non saliteci sopra.
1° tiro: salire puntando al primo evidente spit, proseguire prima verso destra e poi verso sinistra fino ad un vago diedrino che porta nei pressi della sosta;  30m, 4c, 4 spit. Sosta su 3 golfari ed un vecchio spit con catena ed anello.
2° tiro: spostarsi qualche metro a sinistra della sosta per salire lungo la placca fino ad un muretto (passo-chiave; spit nelle vicinanze) oltre il quale si continua per placca e un tratto lavorato più verticale fino alla sosta; 30m, 5c (un passo), 5 spit. Sosta su un golfaro e due vecchi spit con catena ed anello.
3° tiro: ancora per placca a superare un muretto oltre il quale si prosegue fino alla sosta; 25m, 4c, 4 spit. Sosta su due golfari e due vecchi spit con catena ed anello.
Discesa: in corda doppia dalla via.

venerdì 2 gennaio 2015

Dieci anni dopo + Gorby e Ronnie

Raffaele saggia la selvaggia partenza di Dieci anni dopo.
Sul 2° tiro di Dieci anni dopo.
Raffaele sul 3° tiro di Dieci anni dopo.
Tracciato di Dieci anni dopo.
Sul 1° tiro di Gorby e Ronnie.
Raffaele sul 2° tiro di Gorby e Ronnie.
Tracciato di Gorby e Ronnie.
Piramide di Cheope e Pilastro dei Pitoti - Pilastri di Rogno
Pareti SE


Rogno per me ha il fascino dei posti dove si sono mossi i primi incerti passi sulla roccia... e dove un po' di incertezza, o almeno invito alla prudenza, fa sempre capolino dalle protezioni piuttosto parche e spesso vetuste. È quindi con una certa soddisfazione che abbiamo notato che la nostra meta, Dieci anni dopo, era stata risistemata nel rispetto della chiodatura originale (le piastrine presenti hanno comunque un aspetto artigianale, ma sembrano stabili). Il lodevole progetto (segnalato da scritta alla partenza) è lungi dall'essere completato; infatti sulla seconda via della giornata, Gorby e Ronnie (che avevo percorso anni fa perdendomi al 2° tiro...) abbiamo ritrovato i vecchi spit ballerini di sempre. Contributi al progetto sono quindi ben accetti, sia economici che di forza-lavoro; scrivete a perfalesiarogno@gmail.com.
Accesso (Dieci anni dopo): dal parcheggio di fronte al camposanto di Rogno si prende il sentiero che in breve giunge ad uno spiazzo dove partono le vie della Piramide, Digiuno delle galline, Decennale e altre (scritte). Si prosegue verso sinistra per qualche decina di metri fino all'evidente scritta con nome.
Relazione: via decisamente poco frequentata, e a torto, perché i due tiri originali (si esce sul Digiuno; l'ultimo tiro originale è sepolto dalla vegetazione - grazie a David per l'informazione) sono veramente belli, in particolare il secondo. Purtroppo la roccia presenta diversi tratti coperti da muschio e obbliga a qualche attenzione in più. La scritta alla partenza segnala: friend 2 e 3,5; in effetti un BD2 è utile per la fessura orizzontale del 2° tiro.
1° tiro: salire puntando ad un albero e proseguire fino alla parete; salire spostandosi verso sinistra fino ad un cespuglio oltre il quale si ritorna verso destra e si sale fino al terrazzo di sosta; 45m, 5b, 3 spit, 1 chiodo. Sosta su 2 spit e 1 fittone con anello di calata.
2° tiro: subito verso destra con passo delicato a rimontare una placca muschiosa che porta ad un muretto e ad una bella fessura orizzontale poco dopo la quale si trova la sosta; 30m, 5c, 5 spit. Sosta su 3 spit con 2 anelli di calata.
3° tiro: salire verso destra fino a raggiungere una cengia oltre la quale si prosegue dritti fino alla sosta (tratto in comune col Digiuno delle galline); 40m, 4c, 3 spit. Sosta su 2 spit.
Discesa: si segue verso destra una facile ma esposta traccia che in breve riporta su sentiero di partenza.

Accesso (Gorby e Ronnie): come la precedente, ma giunti alla Piramide si prosegue lungo il sentiero principale che sale verso destra, si continua dritti ad un bivio (indicazione Lavagna; a sinistra si va invece allo Sperone Poses) e si giunge ad un bivio con indicazioni. Si prosegue verso destra (indicazione Pitoti) e in breve si giunge al cospetto del Pilastro dei Pitoti (ovvero dei graffiti, che ora sono stati saggiamente rimossi). La via parte dalla sosta più a destra della parete.
Relazione: via in condizioni assai migliori della precedente, con un po' di muschio solo sui primi metri e su brevi tratti degli altri tiri. In compenso le protezioni, ad oggi, sono quelle "standard" di Rogno, quindi spit vecchi e un po' ballerini. Molto bello il 2° tiro, ma anche gli altri sono meritevoli di una visita: si arrampica perlopiù su placche lavorate e qualche muretto a mo' di variazione sul tema. Tutte le soste sono su due spit con anello di calata. Sostanzialmente inutili i friend.
1° tiro: dritti sopra la sosta seguendo una specie di rientranza della roccia, poi lievemente a sinistra ad aggirare un piccolo strapiombo e ancora in verticale fino alla sosta; 40m, 5a, 5 spit. La sosta è la prima sulla destra, ma si può anche proseguire un paio di metri e fermarsi a quella di Anestesol sublime e Via del campo.
2° tiro: non seguire gli spit sulla placca (sono delle vie sovramenzionate), ma spostarsi verso destra a prendere il filo dello spigolo che si risale (muschioso) fino a portarsi sotto un tetto. Si esce sulla destra e si risale la placca fino alla sosta; 45m, 6a (un passo subito dopo il tetto), 6 spit. Sfalsate le mezze corde sui due spit ravvicinati sotto il tetto.
3° tiro: ancora lungo la placca, in obliquo verso destra, poi in verticale fino alla sosta; 35m, 5b (un passo), 3 spit. Sosta bassa e decisamente scomoda; molto meglio sarebbe stato piazzarla un paio di metri più in alto.
4° tiro: si risale un pulpitino sopra la sosta e si prosegue per placca fino alla sommità; 25m, 5a, forse un passo 5b, 3 spit.
Discesa: si segue il sentiero che scende sul lato sinistro del pilastro, attrezzato con un paio di corde fisse malandate, che in breve riporta lungo il sentiero di partenza.