domenica 31 maggio 2015

Bagliori a Pechino

Giancarlo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Giancarlo all'uscita del 3° tiro.
Tracciato della via (rosso). In rosa la via Summertime,
in azzurro la via Ruffinoni.
Terza torre dello Zucco Pesciola
Parete N


Dopo che domenica scorsa ho compiuto l'errore fatale di andare con amici ai Magnaghi a salire la Normale, ritrovandomi tra orde di subumani che si sentono in dovere di dirti ad ogni piè sospinto cosa fare e cosa no, mettendo in mostra al contempo una totale incapacità di movimento sul verticale, volevo assolutamente evitare di ripetere la scena e gli annessi improperi. Quale scelta migliore dello Zuccone Campelli, e di una via non nel novero di quelle più ripetute? Visto il freddo che regna sulla N del Pesciola ed il tempo incerto, abbandoniamo presto i propositi combattivi e ripieghiamo su questa via, che ci regala un terzo tiro molto bello e qualche passaggio su roccia che richiede attenzione. Un'alternativa interessante, ma da affrontare con un po' di cautela.
Accesso: si raggiungono i pressi del rif. Lecco dalla stazione della funivia dei Piani di Bobbio o da Ceresole di Valtorta e si segue lo sterrato che sale nel vallone dei camosci. Si prende la prima deviazione a destra procedendo in piano fino ad una traccia che sale ancora sulla destra tra erba e ghiaia, più o meno all'altezza della rampa che caratterizza la Bramani-Fasana. Ci si porta nel canale che separa due torri di Pesciola, a destra dell'attacco della via suddetta, e lo si risale per qualche metro, fino ad identificare sulla destra un vecchio chiodo con cordino che marca il punto di partenza.
Relazione: via che presenta due tiri interessanti, accompagnati però da alcuni tratti su cenge e terrazzini friabili con un certo rischio di caduta sassi che rovinano un po' tutto il resto; almeno alcuni punti andrebbero ripuliti. Protezioni buone; portare eventualmente friend piccoli e medi.
1° tiro: salire sulle facili rocce a destra del canale, superare una prima sosta (serve eventualmente per la calata) e attaccare la parete di sinistra risalendo dei risalti fino alla sosta. 40m, 3b; cinque fittoni + una sosta intermedia.
2° tiro: a destra della sosta a risalire una bella rampa-diedro, spostandosi poi a destra al termine per salire sulla cengia dove si sosta. Ultimi metri friabili. 30m, 4b; quattro fittoni, tre chiodi.
3° tiro: puntare ai tetti sopra la sosta; superare il primo sulla sinistra, traversare brevemente in placca e uscire a destra del secondo per proseguire poi lungo una larga fessura. Un passo delicato a sinistra porta su un terrazzino friabile dove si abbandona la fessura-canale e si salgono a sinistra gli ultimi metri fino alla sosta. In alternativa si può proseguire dritti uscendo a destra del canale (buon chiodo visibile che protegge l'uscita friabile) per portarsi poi alla sosta sulla sinistra. 30m, 5c (uno o due passi); sette fittoni, un chiodo, un cordone in clessidra.
Discesa: bastano due calate in corda doppia: la prima deposita alla base dell'ultimo tiro, la seconda - grazie all'allungamento delle corde - direttamente nei pressi dell'attacco. Eventualmente è possibile fermarsi alla sosta poco sopra, da cui si scende arrampicando.

Pacha Mama

Matteo sul 1° tiro
Sul 4° tiro.
Sul 7° tiro.
Sull'8° tiro.
Matteo sul 9° tiro.
Sul 10° tiro.
All'11a sosta.
Teo e Andrea sul 12° tiro.
Pilastro Corsini
Parete SO


E pensare che ho rischiato seriamente di saltare questa salita! Se ricordo le infinite mail, telefonate, chat e quant'altro per trovare il "quarto uomo" (o donna) che si aggiungesse ai tre volenterosi alla "scoperta" dell'Ossola, e le relative risposte, è quasi un miracolo che alla fine ce l'abbia fatta. Il contrappasso è però dietro l'angolo: nel cambio-macchine del primo mattino dimentico il casco e me ne accorgo al parcheggio di Pontemaglio: la mia diffidenza verso il soprannaturale mi porta alla convinzione di esser vittima di qualche processo neurodegenerativo, ma decido di salire ugualmente la via, contando sulla solidità del tutto (roccia e... testa), regalandomi un po' di tensione extra durante i tiri per evitare anche piccole cadute. Ovviamente, evitate di seguire questo pessimo esempio!
Accesso: Mezz'ora circa dal parcheggio. Raggiungere Domodossola e uscire poco dopo dalla SS33 (uscita Crodo), proseguire e superare una prima frazione (Oira, dove potete far pausa-colazione)  passare una galleria e curvare subito a destra, attraversando il Toce (frazione Pontemaglio). Appena dopo il ponte c'è uno spiazzo sulla sinistra dove si può parcheggiare. Da qui si segue una strada sterrata fin quando questa si infila nel fiume. Si entra allora in un prato sulla destra puntando agli evidenti paletti a guisa di fungo che segnano il percorso del metanodotto e li si segue: su uno di questi si trova un ligneo cartello che addita la direzione per il pilastro di nostro interesse. Si entra quindi nel bosco e si segue un vago sentiero che piega verso sinistra in lieve salita, marcato con radi bolli rossi, cercando di prestare attenzione ad individuare una deviazione in piano sulla destra che conduce in breve all'attacco (scritta alla base). Se, come noi, ovviamente non la trovate subito, ricordate che poche decine di metri dopo il sentiero supera una breve fascia di roccette.
Relazione: via molto bella e varia su roccia ottima, comunque da non sottovalutare per la lunghezza e per un certo impegno richiesto in alcuni tiri. Le protezioni sono buone e piazzate sempre sui passi-chiave o più impegnativi dei tiri, ma è saggio portare friend piccoli e medi per integrarle nei tiri in fessura. Tutte le soste (tranne quella alla base del terzo e del sesto tiro) sono attrezzate con due spit; cordini un po' vecchi e maglia-rapida si trovano qua e là.
Le placche asciugano senza troppa fretta; meglio evitare di ripetere la via poco dopo la pioggia.
1° tiro: salire le facili placche fino ad un muretto che concentra le difficoltà del tiro; proseguire poi su placca (che noi abbiamo trovato bagnata e quindi tutt'altro che banale) fino alla sosta; 40m, 6a (un passo), 9 fix.
2° tiro: salire il muretto sopra la sosta e proseguire poi su facile placca fino alla sosta; 30m, 5c, 6 fix.
Da qui si segue una traccia verso sinistra che porta alla base del diedro del terzo tiro. Consiglio: togliete le scarpette!
3° tiro: salire lungo il diedro che piega poi verso sinistra, superare il muretto finale più impegnativo e raggiungere la sosta; 30m, passo di 5a, 4 fix.
4° tiro: salire lungo un camino-fessura verso sinistra, prendere una breve fessura verticale appena a destra e proseguire poi per una seconda divertente fessura fino alla sosta; 35m, 5b, 2 fix.
5° tiro: salire il facile muretto a destra della sosta e proseguire per facili placche fino ad un traliccio dell'ENEL, aggirarlo lasciandolo alla vostra destra e proseguire brevemente fino ad una pianta alla base della parete dove si sosta; 50m, 4a, 4 fix. Sosta da allestire su albero.
6° tiro: dritti su facili placchette, poi a sinistra (allungare un fix) a prendere un bel sistema di diedri e lame da cui si esce verso destra mediante una fessura che mena alla sosta; 35m, 5c, 5 fix, 1 chiodo.
7° tiro: a sinistra della sosta con traverso delicato a prendere un bellissimo diedro; lo si risale per poi spostarsi a sinistra a seguire una facile fessura fino ad un albero dopo il quale è posta la sosta; 40m, 6a+ (un passo dove la fessura del diedro si fa sfuggente), 8 fix, 1 chiodo.
8° tiro: salire verso sinistra fino alla fine del tetto, piegando poi verso destra a raggiungere la sosta; 15m, 5a, 3 fix, 1 chiodo.
9° tiro: per rocce rotte verso sinistra, proseguendo poi per rampa fino ad un masso. Oltre questo si segue un diedro-camino fino alla sosta; 25m, 6a, 6 fix (uno inutile posto 20cm sotto la sosta), 2 friend incastrati.
10° tiro: ancora per il diedro fino al suo termine; si segue poi verso destra facilmente fino alla (scomoda) sosta; 25m, 5a, 4 fix.
Spostarsi una decina di metri verso destra fin sotto un'evidente vena di quarzo (fix visibile).
11° tiro: salire lungo la vena per poi proseguire su facili placche fino alla sosta; 35m, 4a, 3 fix.
12° tiro: a destra della sosta fino alla base di un placca (saltare o allungare la protezione) che si risale per uscirne poi a destra verso la sosta; 45m, 5b, 5 fix.
13° tiro: puntare al muretto lievemente a sinistra della sosta, risalirlo fino al fix e spostarsi verso sinistra ad una sosta; indi proseguire per rocce facili fino alla vetta (libro di via); 45m, un passo di 6a, 3 fix, una sosta intermedia.
Discesa: proseguire qualche decina di metri fino ad una sbiadita freccia rossa che indica a destra; per ripidi prati si scende fino ad un traliccio ove si svolta a destra (la segnalazione del sentiero è piuttosto precaria). Ovviamente noi siamo scesi troppo e ci siamo infilati in un canale che diviene via via più ripido fino a costringerci ad una calata in corda doppia (un paio di cordini su altrettanti alberi ci hanno convinto che questa via di discesa è piuttosto frequentata), oltre la quale si scende facilmente fino a ricongiungersi col sentiero corretto che riporta allo sterrato di accesso.

lunedì 25 maggio 2015

Direttissima Condor + Parete SudEst

Sul 1° tiro della Direttissima.
Teo sul 1° tiro.
Sul 2° tiro della Direttissima.
Tracciato della Direttissima Condor.
Partenza del 1° tiro della via alla torre Maria.
Matteo si gode il 1° tiro della via alla Parete SE
della torre Maria.
Tracciato della via alla parete SE della torre Maria.
Campaniletto + Torre Maria (Gruppo del Fungo) - Grignetta
Pareti N e SE

Anche quest'anno, dopo qualche tentativo andato a vuoto, è finalmente arrivato il momento di inaugurare la stagione della Grignetta! Evitando le proposte suicide di Paolino, puntiamo la nostra attenzione sul Gruppo del Fungo, da cui mancavo da molti anni. L'ultima volta tentai la Diretta Condor ma, arrivato al passo-chiave, fui preso da un attacco di coniglite e deviai sulla Molteni; stavolta ci riproviamo e, con l'occasione, esploriamo un'altra via pressoché dimenticata e che si rivelerà una vera chicca.
Accesso: (Direttissima Condor) raggiungere il piazzale dei Resinelli, attraversarlo fino alla chiesina e prendere a destra la via Caimi (in salita), seguendola fino al suo termine dove ci sono alcuni posti per parcheggiare (lungo la strada ce ne sono altri, se arrivate tardi). Da qui si prende il sentiero della Direttissima, si supera il caminetto Pagani e si giunge all'altezza del Gruppo del Fungo. Si segue una traccia a sinistra (c'è un cartello, ma orientato in direzione casuale...) in discesa, si supera un colletto e si scende ancora brevemente fino ad un tratto pianeggiante sotto la parete N del Campaniletto, dove è posto l'attacco (coincidente con la Normale; fittone e vecchio friend incastrato visibili).
Relazione (Direttissima Condor): via breve, ma molto bella, senza particolari difficoltà tranne un passo nel secondo tiro che richiede un minimo di decisione. Chiodatura buona e sicura, ma non siamo in falesia; portare eventualente un paio di friend per maggiore conforto.
1° tiro: si sale in corrispondenza della fessura della via normale, su roccia un po' unta, fino a raggiungere un primo terrazzo con una catena; si prosegue verso destra superando un muretto e una rampa inclinata con una fessura fino alla sosta; 25m, 4c, 4 fittoni, 1 chiodo, un friend incastrato alla partenza. Sosta su due fittoni.
2° tiro: in verticale sopra la sosta a raggiungere un fittone, allungarsi su una buona presa ed uscire su una specie di cengia inclinata, oltre la quale si prosegue su parete esposta ma assai più facile fino alla sosta; 30m, 6a, 4a, 3 fittoni, 2 chiodi. Sosta su due fittoni con catena ed anello di calata.
Discesa: una singola calata da 60m deposita alla base della parete.
Accesso (Parete SE): la torre Maria è quel tozzo torrione che resta sulla sinistra del sentiero quando si è praticamente arrivati al gruppo del Fungo, più o meno all'altezza della Portineria. Per raggiungere l'attacco della via si valica il colletto dell'itinerario precedente e si abbandona la traccia di sentiero scendendo a sinistra costeggiando il torrione (fare attenzione!). Si passa sotto una zona di rocce giallastre e si giunge al fittone resinato di partenza (sosta un po' scomoda su ripido prato). Risalendo invece dal Campaniletto conviene forse attraversare verso destra i ripidi prati all'altezza di un alberello (attenzione a non finire nel canalone dei Piccioni).
Relazione (parete SE): via molto bella su roccia ottima, praticamente sconosciuta ai frequentatori della Grignetta. Successiva alla guida CAI di Pesci, citata senza nomi degli apritori sulla guida di Corti, presenta un bellissimo primo tiro con un'impegnativa sezione iniziale per adagiarsi poi su gradi più tranquilli. Chiodatura ottima nel tratto impegnativo e distante sul facile; portare eventualmente friend per integrare.
1° tiro: attraversare a destra restando bassi fino ad un gradone erboso, risalire la parete e spostarsi verso sinistra a prendere delle lame rovesce fino ad un buon appiglio. Indi in verticale e poi su rocce più facili fino ad un resinato ove ci si sposta a sinistra e si risale un tratto facile su roccia fantasticamente lavorata fino alla sosta in una specie di nicchia; 35m, 6b, 5a, III, 5 fittoni. Sosta su due fittoni.
2° tiro: a destra della sosta a salire una paretina appoggiata per proseguire in piano fino alla sosta; 15m, III+, I. Sosta su due fittoni.
3° tiro: superare il muretto sopra la sosta e per rocce facili raggiungere la cima dove si sosta; 10m, 4c, 1 fittone. Sosta su un fittone.
Discesa: proseguire oltre il fittone scendendo sul lato opposto rispetto alla salita fino a raggiungere un gruppo di evidenti cordoni con maglia-rapida. Una calata da 60m deposita nei pressi del sentiero, poco a monte del punto di attacco.

venerdì 15 maggio 2015

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi marzo-aprile 2015

Ritardi all'arrivo e alla partenza (BG-Lambrate) nel bimestre
marzo-aprile 2015 per i treni 2608 e 10809.
Ritardi all'arrivo e alla partenza (BG-Lambrate) nel periodo
gennaio-aprile 2015 per i treni 2608 e 10809.
Correlazione tra ritardi in partenza e in arrivo per i treni in
questione. Dati gennaio-aprile 2015.
Rieccomi dopo un paio di mesetti di ulteriore raccolta dati relativi ai ritardi di quella specie di azienda cui è assegnato - con affidamento diretto senza gara, tanto per scongiurare il pericolo che qualche altro vettore possa fornire un servizio meno indecente - il destino dei treni pendolari lombardi. E visto che circa un mesetto fa qualcuno in cotal azienda buttava lì una presunta puntualità dell'88% (non ridete, è riportato qui!), vediamo cosa dicono questi oggetti incomprensibili che alcuni chiamano numeri.
Metodologia di raccolta dati e spiegazioni varie ed eventuali sono riportati nel primo post di questa "serie", relativo a gennaio-febbraio 2015, e ve le risparmio (è d'uopo però un ringraziamento a Raffaele per l'aiuto nella raccolta dati durante una settimana di mia assenza). La distribuzione cumulativa dei ritardi nelle prime due figure a sinistra (relative ai treni 2608 e 10809) ci ricorda che non basta raccontare un storiella per farla diventare realtà: anche considerando come parametro il ritardo entro 5 minuti (comicamente definito "puntualità"), si vede che l'obiettivo è raggiunto solo 2 volte su 3, e l'unica nota positiva di questo bimestre è stata la mancanza di cancellazioni del treno pomeridiano delle 17:49, ragion per cui i relativi ritardi sono "limitati" ad una ventina di minuti nel caso peggiore, a cui si deve aggiungere un lieve miglioramento nella puntualità mattutina.

I dati cumulativi da inizio anno non si discostano in maniera drammatica dalle curve del primo bimestre: il 2608 - udite udite - incrementa dal 50% al 60% la frequenza dei treni su cui il tempo buttato via è compreso nei canonici 5', mentre il 10809 persevera con invidiabile pervicacia a collezionare ritardi vergognosi, in buona parte dovuti al patetico girotondo nel quartiere della Bovisa.

Per concludere questa esposizione di risultati che fanno guardare con invidia alla Rocket di George Stephenson, le due ultime figure mostrano la correlazione tra ritardo in partenza e in arrivo (ho tralasciato per carità di patria i casi con ritardi in partenza superiori a 20'). La linea indica i punti ad eguale ritardo: sotto di essa il treno recupera un po' di ritardo nel tragitto BG-Lambrate o viceversa, sopra di essa accumula ulteriore ritardo. Lasciamo perdere il treno della mattina, cronicamente abbonato ad accumulare ritardo durante il percorso, e vediamo l'altro: entro 5' di ritardo in partenza (o poco più) si hanno ancora ragionevoli possibilità di recuperare; passato tale intervallo di tempo potete iniziare a scrivere l'ennesimo reclamo a Trenord, ovviamente come sfogo personale destinato a non trovare risposta: pare che i suddetti signori siano troppo impegnati a far arrivare i treni in ritardo per spiegare al volgo i trucchi del mestiere.