domenica 29 maggio 2016

Barbaresco DOCG 2006 Produttori del Barbaresco

"Ti piace vincere facile", mi aspettavo di sentirmi dire quando mi sono presentato alla cena a casa di Teo con questa bottiglia! Se si parla di barbaresco, in effetti, non si può non parlare della Cantina Produttori del Barbaresco e del loro vino-simbolo, affinato per 24 mesi in botti di rovere da 50 ettolitri. Sì, lo so che ci sono i cru che hanno un livello superiore, ma per me il simbolo di questa cantina è il loro barbaresco "base", anche per l'ottimo rapporto qualità-prezzo.
E poi nel 2006 la Cantina decise di non imbottigliare i Riserva, dirottando le uve su questo vino. Ne nacquero tre lotti dove il contributo delle uve da riserva è zero, 30 e 50%, rispettivamente. Questa bottiglia, fortunatamente, era del lotto L10148, con il 50% di uve riserva... e si sente!
Dopo dieci anni, infatti, il vino è ancora in ottima forma! Bel colore brillante, con i canonici frutti rossi e le note speziate che si mescolano al naso, mentre l'assaggio - dopo adeguata permanenza in decanter - regala una struttura e una forza decisamente buone, con un bel finale morbido ed evidenti possibilità di ulteriore invecchiamento. Una vera delizia del palato, giustamente apprezzato dai commensali, e un vino di cui non essere mai sprovvisti!

martedì 24 maggio 2016

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi marzo-aprile 2016 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per i treni 2608 e 10809 nei mesi
marzo e aprile del 2015 e 2016.
Come sopra, ma per il periodo gennaio-aprile.
Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608.
Come sopra, per il 10809.
L'aggiornamento (circa) bimestrale sugli orari di arrivo dei treni su cui mi siedo da tempo mio malgrado registra anche stavolta dei ritardi quasi accettabili, in netto miglioramento rispetto al disastroso 2015 (ci mancherebbe altro!). Nel bimestre marzo-aprile 2016, la frazione dei treni 2608 e 10809 che sono arrivati entro 5' di ritardo è rispettivamente dell'80 e del 90% (curve blu e rossa). La percentuale di treni che arrivano puntuali, ovvero con zero minuti di ritardo è circa del 10% al mattino, ma sale a ben il 60% per il treno che lascia Lambrate alle 17.48 (circa). Tale valore scende a circa il 55% se lo guardiamo nel primo quadrimestre 2016, ma resta un buon numero. Certo, a pensarci bene la puntualità dovrebbe essere la norma e non l'eccezione, e questa percentuale dovrebbe essere ben più alta, ma limitiamoci ad auspicare che anche il 2608 raggiunga questi traguardi. Interessante anche l'eliminazione del comportamento anomalo del 10809 che originava la "coda" di ritardi in un caso su tre nello scorso anno.
Il trend mensile evidenzia che ormai il 2608 è giunto a regime; dall'inizio dell'anno non pare che ci siano stati miglioramenti (e non è una buona notizia). Lievi variazioni positive si vedono su media e mediana del treno pomeridiano, ma queste non sembrano direttamente collegate al comportamento della "coda" dei ritardi, il che è ragionevole.
Vediamo cosa succederà con l'estate!

mercoledì 11 maggio 2016

Pilastro Massud

Alla partenza del 1° tiro.
Ale sul 3° tiro.
Ancora lui sul 4° tiro.
Paolo sul 5° tiro.
Paolo sul 6° tiro.
Piccolo Dain - Valle del Sarca
Parete SE


Parcheggio del "bar delle placche", h 8:30:
– Ma non hai portato la corda?
– No... non le avete voi?
– Sì, ma una sola...
Questo dialogo dà il tono alla giornata: dopo qualche telefonata a vuoto, rispediamo il "trentino" a casa a prendere la corda negletta e io mi godo un'oretta addizionale per smaltire i postumi della festa di compleanno della sera prima, dicendomi che era un pezzo che non mi capitava qualcosa di simile. Salta così Autobahn, il progetto originale, e ci tocca ripiegare su qualcosa di rapido.

Attacco del sentiero del Dain, h 9:30 circa:
– Ma qui dice di andare a sinistra e poi deviare a destra...
– Ma no, è di qui. La conosco la ferrata, l'ho fatta anni fa...
– Ma...
Su e giù per il sentiero di attacco della ferrata, tentando di scrutare la parete per individuare l'attacco della via, continuo a dirmi che posso vantare dei compagni di cordata decisamente peculiari! Oppure che è un segno del destino cui vale la pena rassegnarsi.

Io, in cima alla via, h 14 circa:
– Se me ne combinate ancora una nella discesa, vi... (censura)
Accesso: dal sentiero dietro il parcheggio del bocciodromo si dovrebbe andare a sinistra per poi deviare a destra. Noi abbiamo seguito le indicazioni per la ferrata Pisetta e seguire il sentiero che sale nel bosco. Poco prima di uscire allo scoperto su una zona di sassi, si nota una traccia sulla sinistra. La si segue e si prende poco dopo un'altra traccia che sale sulla destra verso la parete. Si supera un tratto di corde fisse e si costeggia la parete verso sinistra fino al diedro di attacco (scritta alla base).
Relazione: bella via che risale il pilastro per placche e diedri, ben protetta a fix. La roccia è buona, con qualche tratto da verificare e alcuni passaggi un po' erbosi. Nel complesso, una via divertente e raccomandabile. Contare tre orette circa.
1° tiro: salire il diedrino e proseguire in obliquo verso destra (chiodatura un po' lunghetta) fino ad una cengia. Qui la via va a destra a superare una placchetta, ma dopo quello che era successo non potevo non combinarne una anch'io e così mi sono fatto ingannare da un fix sulla sinistra, l'ho raggiunto e ho dovuto poi risalire un canale erboso di III a destra per giungere alla sosta; soluzione più facile, ma non raccomandabile! 35m, 5c, 6b (dovrebbe essere il grado della placca); sette fix (di più se seguite il percorso giusto!). Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
2° tiro: a destra per cengia fino ad un diedro fessurato che si sale in obliquo a sinistra e che conduce alla sosta sopra un pulpitino. 30m, I, 5b; tre fix e un cordone su sasso incastrato. Sosta su tre fix.
3° tiro: primi metri impegnativi in traverso a destra, poi si risale ad una terrazza e si prosegue per una fessura e un diedro che porta verso destra alla sosta. 40m, 6b+, 6b, 5a; nove fix, due cordoni su albero. Sosta su due fix. Tiro molto bello con qualche presa un po' unta.
4° tiro: si risale il diedro di rocce a tratti dall'apparenza dubbia fino ad una terrazza di sosta; conviene proseguire ancora per diedro, concatenando i due tiri brevi. 30m, 6a; undici fix, una sosta intermedia, un chiodo.
5° tiro: a sinistra della sosta a risalire un pilastrino da cui si prende una bella lama verso destra che conduce ad uno spigolino. Passo delicato in placca (spostarsi bene col piede a destra) e prosieguo facile fino alla sosta. 35m, 5c, 6b, 4a; nove fix. Sosta su due fix con cordone.
6° tiro: muretto con spostamento delicato a sinistra seguito da camino (meglio starne all'esterno). Si può saltare la sosta (allungare il rinvio!) e continuare per una lama e un diedro: tiro decisamente vario. 40m, 6b, 5c; diciassette fix, una sosta intermedia. Sosta sui cavi della via ferrata.
Discesa: seguire la ferrata (esposta!) verso destra. Prima dell'ultimo salto c'è un bivio dove conviene tenere la sinistra. Giunti sul sentiero, lo si segue in discesa tornando sul percorso da noi utilizzato per l'approccio. 

domenica 1 maggio 2016

Orfeo (con attacco su Sette muri)

Teo sul 1° tiro.
Sul muretto del 2° tiro.
Teo all'attacco del diedro del 3° tiro.
Sul 4° tiro
Teo alla partenza del 7° tiro.
Partenza dell'8° tiro.
Teo sul 9° tiro.
Sul 10° tiro.
Parete S. Paolo - Valle del Sarca
Parete E


Dopo che a dicembre avevamo dovuto abbandonare Orfeo per deviare su Sette muri ad evitare le scariche di sassi di due maldestri apritori, torniamo per completare l'opera, ovvero concatenare le vie al contrario per terminare tutti i tiri. Vista la vicinanza e la similitudine tra le vie, bisogna dire che non c'è molta differenza tra il percorrere gli itinerari originali o questi incroci; fate voi. Ma i danni perpetrati da chi scarica valanghe di sassi e non si preoccupa minimamente di ripulire quanto c'è al di fuori della propria nuova via sono evidenti all'uscita dell'ottavo tiro (sesto tiro se percorrete tutta la via Orfeo): terrazzini rovinati, alberi di sosta malmessi, sassi mobili ovunque. Per carità, siamo sul facile, ma l'educazione non dovrebbe essere questione di gradi!
Accesso: da Arco si prende la strada che costeggia i Colodri e si raggiunge la cappelletta di fronte al bar-pizzeria La lanterna (parcheggio più avanti sulla strada). Si segue indi il sentiero che sale verso destra, per piegare poco dopo a sinistra per una traccia (ometto) che in breve porta sotto la parete. Si prosegue ora verso sinistra fino all'attacco della via Sette muri (scritta).
Relazione: combinazione dal carattere misto, che unisce tratti ben protetti (indicati dai gradi francesi) con altri dal carattere più alpinistico (indicati dai gradi UIAA). Portare friend fino al BD3 per il diedro del terzo tiro di Sette muri (e se vi tirate dietro un paio di "doppioni" potreste anche non pentirvene). Percorso sostanzialmente logico e ovvio, su roccia buona con qualche tratto da controllare.
1° tiro: salire per rocce non difficili fino ad un gradone che porta ad una cengia sulla sinistra, da percorrere fino alla sosta. 25m, IV; un fix. Sosta su un fix.
2° tiro: superare il muretto verticale e proseguire su terra fino ad una seconda cengia. Da qui a sinistra fino alla sosta. 25m, passo di 6a, I; un fix, un cordone in clessidra, un cordone su albero. Sosta su fix e un chiodo con cordone.
3° tiro: salire brevemente sopra la sosta (si può rinviare un chiodo competente ad un'altra via) e spostarsi (delicato!) verso sinistra a raggiungere la base del diedro, che si risale fino al suo termine, uscendo a sinistra alla sosta. 25m, VI, VI-, VI; due chiodi, due fix, un cordone su masso. Sosta su due fix. Tiro molto bello e tutt'altro che banale.
4° tiro: a destra della sosta a risalire una placchetta, per poi spostarsi verso sinistra fino al fix di sosta sotto il tetto. Qui si abbandona Sette muri e si attraversa ancora a sinistra su facile terreno ravanoso fino a salire alla (seconda) sosta di Orfeo. 25-30m, VI-, V, III; tre fix, due cordoni in clessidra, un chiodo con cordone. Sosta su un fix con anello
5° tiro: su per un diedro inclinato verso sinistra, poi a destra per placche fino alla sosta. 25m, VI-, 5c; due chiodi, tre (o quattro) fix. Sosta su due fix. In alternativa alle placche, si può salire il (duro!) diedro fessurato alla loro sinistra, per poi attraversare su cengia terrosa fino alla sosta (soluzione adottata da Teo, ma che tenderei a non consigliare...).
6° tiro: si sale per rocce articolate fin sotto ad un tetto che si supera per ottime prese sulla destra. La sosta è poco dopo sulla sinistra. 30m, VI-, V, III; due fix, tre chiodi (uno con cordone), cinque cordoni in clessidre. Sosta su un fix con anello.
7° tiro: murettino iniziale seguito da placchetta, poi per una specie di vago diedrino si arriva in sosta. 30m, V; tre fix, un chiodo, una clessidra con cordone. Sosta su due fix.
8° tiro: salire il muretto a sinistra della sosta fino ad una terrazza, per spostarsi a destra e salire ancora raggiungendo la cima del pilastro dove conviene sostare (cordone su albero). Io ho invece continuato verso sinistra su terreno friabile cosparso di sfasciumi (si usa per un tratto una corda fissa), proseguendo fino ad un albero poco sotto al primo fix del tiro successivo. Imprecazioni ripetute all'indirizzo dei due buzzurri teutonici responsabili della devastazione si sono dimostrare assai efficaci per superare l'attrito delle corde. 30m, VI-, V, IV; due fix, un cordone su albero, una corda fissa. Sosta su albero con cordone.
9° tiro: si supera un muretto articolato e si prosegue per rocce più facili fino alla sosta. 20m, V+; tre fix (uno con cordone). Sosta su due fix.
10° tiro: in traverso a sinistra, prima in discesa e poi a rimontare un masso, fino alla sosta. 20m, IV+; un fix. Sosta su due fix.
11 tiro: verso destra con un paio di passi impegnativi su rocce saponose, poi dritto su placca appoggiata con fessura (non proprio solidissima ai primi passi). Si supera il tetto sul lato sinistro (buona presa in alto quando siete al cordone), si attraversa ancora a sinistra e si esce. 30m, un passo di 6a+/6b, poi 6a; sette fix (due con cordone), un chiodo, un cordone. Nella relazione degli apritori il tiro è valutato VI+, ovvero 6a, ma la partenza è decisamente più dura.
Discesa: proseguire lungo la traccia fino ad incontrare una mulattiera che si segue verso destra. A destra ad un bivio si scende lungo una scorciatoia che riporta sulla strada di S. Paolo.