sabato 11 giugno 2016

Comici + Piloni

L'annuncio della Scuola di Comici
(Lo Scarpone Anno III n. 9, 1 maggio 1933).
Prolungamento della Scuola e prime vie
(Lo Scarpone Anno III n. 11, 1 giugno 1933).
Le altre vie nuove in Grignetta
(Lo Scarpone Anno III n. 12, 15 giugno 1933).
Teo sulla variante al 2° tiro della Comici. A sinistra
si vede il diedro-fessura originale.
Inizio del 3° tiro della Comici.
Nel camino del 4° tiro della Comici.
Tracciato della via Comici.
Luca sul 1° tiro della via Piloni.
Luca sul 2° tiro della Piloni.
Torre (Gruppo del Fungo) - Grignetta
Pareti E e SO


Su Lo Scarpone del 1 maggio 1933 compare una notizia che cambierà l'alpinismo lombardo: "Ora ci vien comunicata che la guida alpina di Trieste, Emilio Comici, distintosi per alcune scalate e prime ascensioni di singolare audacia, svolgerà nel gruppo della Grigna Meridionale dal 13 al 29 corrente una « Scuola di arrampicamento ». Essa ha un duplice scopo: iniziare gli appassionati della montagna allo sport d'arrampicamento a tipo dolomitico; perfezionare i già esperti nella più moderna tecnica d'arrampicamento." Comici è all'avanguardia anche in questo campo, inaugurando le lezioni individuali al di fuori delle scuole gestite direttamente dalle sezioni del CAI. Decisamente interessante e completo il programma (guardate l'ultima voce!), che comprende "lo stile di arrampicamento (procedere su roccia con sicurezza e disinvoltura, il che significa poter ottenere il massimo rendimento col minimo dispendio di energie fisiche e morali); la tecnica di assicurazione (assicurazione del secondo dal primo di cordata e viceversa, assicurazione a spalla, su spuntoni di roccia, con chiodi, piantamento di chiodi, modo di procedere con corda semplice, doppia (a forbice), tripla (per tetti e strapiombi)); tecnica di arrampicata (modo di procedere in parete, in camino, in fessura (sistema Dulfer o alla bavarese), superamento di strapiombi e di tetti - uso delle staffe per i piedi e le mani - discesa a corda doppia e relative manovre - discesa a corda doppia senza dispendio di energie - pendoli volontari per traversate); equipaggiamento (qualità delle corde; loro confezione e manutenzione; carichi di rottura a strappo o senza - qualità grandezza e confezione dei chiodi - uso del moschettone e del martello - pedule: di stoffa; di feltro (manchom); di gomma (crèpe) - vestiario - alimentazione - allenamenti in casa e in palestra)".

Come non partecipare?

Ed infatti, la partecipazione è tale che il buon Emilio decide di prolungare di una quindicina di giorni la sua permanenza e le sue lezioni, come prontamente riportato da Lo Scarpone del 1 giugno 1933. Nello stesso articoletto si citano due nuove ascensioni di Comici nella zona, quella al Nibbio (con Boga e Piloni) e allo Zuccone Campelli (con i "suoi allievi" Boga, Cassin e Varale).
Comici rientrerà poi in Dolomiti, dove salirà la N della Cima Grande di Lavaredo con i fratelli Dimai ad agosto e, a settembre, lo spigolo SE dell'anticima alla Cima Piccola di Lavaredo con la Varale, ma i frutti di questa addizionale quindicina di giorni in Lombardia (a parte un tentativo su quella che diventerà la via del littorio interrotto da un volo di Comici con strappo di cinque chiodi e distrazione muscolare al braccio) sono brevemente elencati sul solito Scarpone nel numero del 15 giugno 1933. Dopo le citazioni delle salite ai Magnaghi e al Fungo, si legge: "sulla Torre, la caratteristica guglia della Val Tesa, ben nota a coloro che percorrono la « direttissima » fra il rifugio Porta e il Rosalba, sono state aperte tre vie nuove: Emilio Comici, Mary Varale e Augusto Corti sono saliti direttamente dalla base alla vetta, nel centro della parete sud-est; lo stesso Corti con G. B. Riva hanno seguito una nuova via sulla parete nord-est; infine la cordata A. Piloni, D. Lazzari e D. Nascali ha fatto lo spigolo sud-ovest dalla Val Tesa".
Di queste tre vie, la Corti è certamente la più famosa, avendo ormai soppiantato la Normale come via di salita alla Torre. Le altre due, e soprattutto la Comici, sono pressoché dimenticate: non potevamo quindi non omaggiarle di una nostra visita.
Accesso (via Comici): raggiungere il piazzale dei Resinelli, attraversarlo fino alla chiesina e prendere a destra la via Caimi (in salita), seguendola fino al suo termine dove ci sono alcuni posti per parcheggiare (lungo la strada ce ne sono altri, se arrivate tardi). Da qui si prende il sentiero della Direttissima, si supera il caminetto Pagani e si giunge all'altezza del Gruppo del Fungo. Si segue una traccia a sinistra (c'è un cartello, ma orientato in direzione casuale...) in discesa, si supera un colletto e si scende ancora brevemente fino ad un tratto pianeggiante sotto la parete N del Campaniletto. Da qui si scende ancora verso sinistra, aggirando il Campaniletto e giungendo all'attacco della via Corti alla Torre (fittone).
Relazione (via Comici): via che risale la parete E della Torre con una linea molto logica e difficoltà assai contenute, ma purtroppo penalizzata dall'erba e da una roccia di qualità non proprio eccelsa. Noi abbiamo scaraventato diversi kg di sassi nel deserto canalone sottostante, ma c'è ancora parecchio da fare per ripulire la linea. La chiodatura è essenziale e vetusta, ma la recente aggiunta di uno spit manuale per sosta ha migliorato (o, se siete dei puristi, rovinato irrimediabilmente) la situazione. Portare friend piccoli e medi.
1° tiro: la via attacca dall'evidente pulpito che si vede a sinistra dell'attacco della Corti, ma conviene giungervi con un tiro di corda, evitando il rischio di finire nel canalone insieme ai detriti che si staccano dalla parete. Si scende quindi la rampa erbosa a sinistra, si aggirano delle roccette e si risale il caminetto che porta in cima al pulpito. 20m, III. Sosta da allestire su spuntone.
2° tiro: a sinistra della sosta a salire una fessura con roccia dall'aspetto non troppo rassicurante fino ad un'esile cengia sotto rocce giallastre, che si segue verso sinistra fino ad abbassarsi lievemente per giungere alla sosta. 20m, IV+; un chiodo. Sosta su due chiodi e uno spit. Possibile anche salire dritti sopra la sosta per placchette erbose fino alla cengia.
3° tiro: salire il breve diedrino sopra la sosta e proseguire lungo una fessura che diviene più verticale. Uscirne poi sul lato destro (roccia dall'apparenza un po' più sana) e rientrare in un piccolo terrazzino dove si sosta. 35m, III, IV. Sosta su due chiodi e uno spit.
4° tiro: salire spostandosi a sinistra per puntare ad un vago camino-strozzatura che si supera uscendone sulla destra, per proseguire poi su rocce facili fino alla sosta. 20m, IV-, V, III; un chiodo. Sosta su due fix con catena ed anello di calata.
Discesa (ed accesso alla via Piloni): dalla sosta calarsi per 60m nel canale che separa la Torre dal Fungo e spostarsi brevemente a raggiungere una seconda sosta, da dove ci si cala nuovamente, oltrepassando la partenza della via Boga al Fungo. Poco sotto, in corrispondenza di un terrazzino, si notano i due fittoni di partenza ed una scritta blu poco evidente.
Relazione (via Piloni): via piuttosto interessante e a torto trascurata, che segue una variante rispetto al percorso originale e con difficoltà non del tutto coerenti con quanto riportato nelle guide. La via è attrezzata a fittoni resinati, ma può essere utile avere qualche friend per integrare. La roccia è buona, con dei tratti in cui fare attenzione.
1° tiro: salire verso destra ad uno spigolo che si segue fino ad un terrazzino erboso. Qui si traversa a destra (non salire dritti verso il chiodo: è la via originale?) e si sale per facili rocce alla sosta. 30m,  4b; cinque fittoni, un chiodo. Sosta su due fittoni.
2° tiro: direttamente sopra la sosta (passo di 5b) o a sinistra, per risalire su rocce facili fino alla sosta. 20m, 3c; tre fittoni. Sosta su due fittoni.
3° tiro: si sale per una bellissima placca per traversare poi a destra puntando ad un pilastrino fessurato. Lo si supera e si esce per facili rocce fino alla sosta. 45m, 5c; sette fittoni. Sosta su due fittoni con catena ed anello di calata.
Discesa: noi siamo ritornati al punto iniziale. Si percorre quindi un tiro in cresta (II; in conserva, con attenzione!) oltrepassando la sosta di uscita della Comici e proseguendo fino alla sosta di uscita della Corti. Da qui con una calata in corda doppia di quasi 60m si è al colletto pochi metri sopra la sosta di partenza.

mercoledì 1 giugno 2016

L'assiolo

Paolo sul 1° tiro.
Alkekengi - Val di Mello
Parete S


"Certo che gli spaventi che prendi in Val di Mello non li prendi da nessun'altra parte!", mi dice Paolino mentre ci caliamo dall'erboso e bagnato Giardino delle bambine leucemiche. La ritirata conclude mestamente una due-giorni mellica invero parca di risultati, ma generosa di ravanate tra bosco e sentiero a cercare l'attacco dell'ennesima via che non faremo. A parte un giro veloce su Uomini e topi, ci resta però all'attivo l'Assiolo, via poco conosciuta che non compare nella guida storica di Guerini del 1979, con cui il mio prode compagno aveva un conto aperto.
Accesso: dopo aver raggiunto la Val di Mello, si segue il sentiero di fondovalle fino ad una lieve salitina lastricata con pietre poco prima di un ponte sulla destra. Qui si prende un sentiero a sinistra che torna indietro e, poco dopo, in corrispondenza di un grosso ometto, si va a destra, seguendo il sentiero che sale nel bosco. Si arriva ad una prima placca, si sale brevemente alla cengia appena sopra e la si segue verso sinistra puntando ad un alberello presente sulla placconata. Sotto di esso, in corrispondenza di una striscia nera, parte la via. 45' circa.
Relazione: una delle vie storiche della valle, risalente all'ormai lontano 1978, che supera la placca dell'Alkekengi con due tiri dalla chiodatura praticamente inesistente, in stile mellico. Utili friend piccoli e medi per integrare e, in caso, anche uno/due chiodi se non vi sentite proprio a vostro agio sui run-out.
Attenzione: non è possibile assicurarsi alla base della via e la cengia è piuttosto stretta, quindi in caso di volo del primo di cordata nei primi metri si rischia di finire entrambi di sotto. Valutate voi come comportarvi.
1° tiro: salire in corrispondenza di una fessurina, spostarsi a sinistra avvicinandosi ad una fessura e salire superando l'alberello. Proseguire lievemente verso destra per placche (o lungo il vago diedro erboso, spostandosi poi) a raggiungere una fessura superficiale (ed erbosa!) che si segue fino al suo termine, uscendo a destra alla sosta. 40m, V+, IV, VI. Sosta su tre vecchi chiodi con ancora più vecchio cordone e maglia-rapida.
2° tiro: salire brevemente a destra della sosta per spostarsi poi verso sinistra a raggiungere il tetto. Seguirlo verso sinistra fin quasi al suo termine (ignorare uno spit che si intravede e che è relativo al tiro di 6a+ di Grateful dead), dove si può salire alla placca sovrastante. Si continua poi in traverso sprotetto verso sinistra seguendo una specie di ruga bianca fino alla sosta. 50m, IV+, V+, IV+; un chiodo. Sosta su due fix con catena ed anello di calata (è in comune con Una scheggia color sangue).
Discesa: in corda doppia dalla sosta finale.