domenica 22 gennaio 2017

Me te spleucco

Fabio sul 2° tiro.
Sempre lui sul 7° tiro.
Tracciato della via (arancio). Le altre vie sono: Bega
(azzurro), Nulla al caso (rosso) e Patata bollente (verde).
Corma di Machaby
Parete S

Ritorno alla Corma dopo circa un anno e mezzo, sempre felice di accarezzarne la roccia e di bilanciarmi sulle belle placche che la rivestono... e poi ormai scalo quasi solo su calcare e ogni deviazione dalla norma è benvenuta. Scartate le vie già percorse e notando una certa ritrosia quando ne menziono un paio che mi piacerebbe andare a guardare da vicino, scegliamo qualcosa di non troppo impegnativo. Vista la chiodatura ottima, saliamo la via con una corda intera, in stile-falesia. Soluzione consigliabile, che semplifica la salita e che ripeterò in futuro.
Accesso: uscita Pont-San Martin dell'autostrada TO-AO, poi a sinistra verso il forte di Bard, superato il quale appare la Corma di Machaby. Parcheggiare nell'apposito spazio al cospetto della Corma in corrispondenza di una lieve curva a sinistra della strada. Salire il bel sentiero, attrezzato con corde fisse in alcuni tratti (meno che nell'unico punto dove sarebbero veramente utili, una placchetta spesso bagnata), fino alla parete in corrispondenza della targhetta della via Bucce d'arancia. Seguire brevemente la parete verso sinistra fino alla targhetta di attacco del Canale banano, di cui si deve percorrere il primo tiro.
Relazione: classica via del Paretone, oggettivamente poco diversa da tante altre sue vicine e senza caratteristiche particolari, con i primi tiri molto belli (e più impegnativi), mentre le difficoltà calano pian piano mentre si sale. Chiodatura sempre ottima, ma con passi obbligati intorno al 6a. Percorso sempre ovvio indicato dai fix; portare solo rinvii. Tutte le soste sono su due fix con catena ad anello di calata.
1° tiro (del Canale banano): si sale il canale-diedro fino alla sosta. 40m, 4a; otto fix.
2° tiro: inizia la via vera e propria: si sale in placca fino ad una cengietta, ci si porta a sinistra e si attraversa verso destra con passo delicato per giungere alla sosta. 25m, 6a (ma valutare un paio di passi come 6a+ non è uno scandalo); dieci fix.
3° tiro: partenza delicata in placca, poi dritto ad uno strapiombo da cui si esce a destra per un bel diedro che sbuca sulla cengia; 30m, 6a; undici fix. Anche qui, un passo nella parte iniziale potrebbe essere "promosso" a 6a+.
4° tiro: a destra della sosta su tratto terroso per proseguire in verticale su roccia, superando un muretto che porta alla sosta. 30m, 5c; undici fix.
5° tiro: dritto, poi a sinistra in corrispondenza di un muretto, per superarlo e proseguire fino alla sosta. 30m, 5c; dieci fix.
6° tiro: continuare lungo la placca. 20m, 5b; undici fix.
7° tiro: ancora per placche e muretti. 25m, 5a; otto fix.
8° tiro: idem come sopra. 30m, 4b; nove fix.
9° tiro: lungo la placca fino alla fine; le difficoltà crollano nella parte alta, e noi abbiamo saltato la sosta facendo qualche passo in conserva. 70m circa, 4a; diciassette fix, una sosta intermedia.
Discesa: evitare la calata in corda doppia e seguire il sentiero che piega a destra e porta verso il borgo di Machaby. Attraversare il borgo e tenere la destra fino ad andare a prendere un sentiero che si dirige verso destra in direzione della Corma. Qui scende un sentiero attrezzato che si ricongiunge a quello utilizzato nella salita. In alternativa si può seguire la strada del Santuario, più lunga ma più comoda.

mercoledì 11 gennaio 2017

Montepulciano d'Abruzzo DOC 2014 Masciarelli

Dopo averlo evocato in occasione di una sana bevuta del Riparosso, ecco qui il Montepulciano di Masciarelli nella sua versione "base", più classica. Ovviamente uve Montepulciano al 100%, con 20 mesi di affinamento in acciaio. Niente barrique, riservata ai vini di - cosiddetta - fascia alta della cantina, che io mi permetto candidamente di ignorare.
Questo vino , dal prezzo decisamente interessante, ci accoglie con il suo bel colore rubino chiaro, da cui nascono evidenti ed intensi aromi di frutti rossi, con qualche nota vegetale, a lasciar pregustare un vino a tutto tondo.
Il palato conferma le impressioni: tannini morbidi, alcool non aggressivo (13°, che ormai pare essere diventato un limite sotto il quale non scende più nessuno...), bassa acidità. Ancora frutti e note speziate, a sottolineare un vero vino del territorio (perdonate la locuzione ormai abusata) che si beve ora con estrema facilità e godibilità, ma che potrebbe avere interessanti potenzialità dopo un po' di invecchiamento. Ne riparleremo tra un po', quando aprirò le bottiglie messe a riposare... ammesso che sia ancora qui a sproloquiare!

martedì 3 gennaio 2017

Zuffa-Lenzi

Diego sul 1° tiro.
Diego sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Tracciato della via (azzurro). In rosso la via Cacciavillani,
in verde la Zuffa-Ruggiero
.
Pietra di Bismantova
Parete SO


Dopo il trittico di vie classiche della Pietra non può mancare la Zuffa-Lenzi alla parete SO, recentissimamente ripulita e riattrezzata a fix in ottica plaisir. Il tour delle vie classiche si chiuderà poi il giorno successivo con il diedro Nino Marchi, decisamente più faticoso.
Accesso: dal piazzale si sale al rifugio della Pietra e si segue il sentiero per la cima sin quando si questo fa una curva ad "S" ed incrocia un sentiero che proviene da destra (che si può pigliare direttamente dietro l'Eremo). Si segue quest'ultimo verso destra, salendo subito all'attacco dei tiri della falesia Gabri. Sulla sinistra si nota il diedro di partenza, appena prima del pilastro della Danza dei grandi rettili.
Relazione: via storica della Pietra rimasta in stato di pressoché totale abbandono per via della roccia non proprio affidabile e della chiodatura vetusta. Ripulita dai massi instabili e richiodata recentemente in ottica plaisir (col benestare di Giancarlo Zuffa), rischia di diventare una delle vie più frequentate di Bismantova per via del suo percorso assolutamente logico e dei gradi mai estremi. C'è ancora un po' di terra sugli appigli ed i gradi andranno verificati quando la roccia sarà del tutto pulita; ad ogni modo, la via è percorribile con gran soddisfazione. Itinerario sempre ovvio; portare solo rinvii. Tutte le soste meno l'ultima sono su due fix.
Attenzione: la via è stata ripulita di recente, ma non è da escludere che vi sia ancora qualche sasso mobile: fate molta attenzione perché sotto c'è un sentiero (ed una falesia, che però dovrebbe restare abbastanza protetta da un avancorpo). Se la ripetete, mandatemi una conferma o meno dei gradi; grazie.
1° tiro: salire la fessura in corrispondenza dell'alberello andando a seguire un sistema di lame alla sua sinistra fino ad un terrazzino. Ancora nel diedro per uscire sulla destra in placca e salire alla sosta. 30m, 5c; tredici fix. Se si attrezzasse la sosta per la calata, potrebbe diventare un interessante monotiro in più.
2° tiro: salire la placconata puntando all'alberello, proseguire e poi spostarsi a sinistra a prendere una bella fessura che si segue fino alla sosta. 40m, 6a (passi); dodici fix.
3° tiro: ancora per il diedro ad un alberello a superare un passo disturbato da un po' di terra, poi per rocce più facili fino alla sosta sotto un pilastro. Verificate le prese nel passo di uscita in sosta. 20m, 6a (un passo); sette fix.
4° tiro: salire la placca di destra e per rocce ed erba raggiungere la cima. 30m, 5a (passo iniziale); tre fix. Meglio evitare di utilizzare il pilastrone, che semplifica assai il tiro, è lì da una vita ed è più solido di quel che appare, ma insomma...
Discesa: verso sinistra al torrione Sirotti dove si scende tornando in breve al punto di partenza.